San Michele e il drago di Raffaello Sanzio: analisi completa del dipinto

Siamo quasi giunti a compimento del nostro viaggio in compagnia delle bellissime opere di Raffaello Sanzio, e con il passare delle settimane ci siamo avvicinati sempre più ai suoi lavori più popolari, partendo da quelli meno conosciuti (ma non per questo meno interessanti) fino a giungere ai capolavori indiscussi e riconosciuti dalla critica. Nell’articolo odierno, andremo a scoprire un altro interessantissimo lavoro di questo artista, intitolato “San Michele e il drago”.

Questo articolo sarà composto nella seguente maniera: commissione, trasmissione ed infine analisi stilistica del lavoro, in modo tale da avere una panoramica completa riguardo questo dipinto realizzato dal Sanzio, sia sotto un profilo storico che ovviamente quello artistico.

San Michele e il drago Raffaello Sanzio analisi

“San Michele e il drago” Raffaello Sanzio

Data di produzione: 1505

Dimensioni: 31 x 27 cm

Dove si trova: Musée du Louvre, Parigi

Come detto in precedenza, partiamo prima di tutto dalla storia dell’opera. Sentiamo parlare per la prima volta di “San Michele e il drago” all’interno di un sonetto di Giovanni Paolo Lomazzo, il quale, oltre a citare questo interessante lavoro, parla anche di un altro importante lavoro del Sanzio, ovvero San Giorgio e il drago”, (che studieremo nei prossimi giorni). I due lavori molto spesso sono stati collegati tra loro nelle varie teorie degli studiosi, sia per il tema molto simile ma anche per le misure di entrambe le tele, molto simili tra loro.

Stando sempre al sonetto di Lomazzo, parrebbe che l’opera sia passata nelle mani di Ascanio Sforza, importante conte di Piacenza; da lui l’opera andò a finire nelle proprietà del cardinale Mazzarino ed infine nella collezione reale di Luigi XIV, portandoci definitivamente al Musée du Louvre, dove l’opera è attualmente collocata.

Terminata la storia della trasmissione dell’opera, adesso passiamo a scoprire di più su questo lavoro. In primo piano, proprio al centro della scena, troviamo l’arcangelo Michele, il quale sta schiacciando con un piede il drago, ed è pronto a sferzare un colpo con la sua spada, decapitando definitivamente la bestia ed eliminandolo. San Michele indossa un armatura antica ed uno scudo tipico dei crociati, e risalta rispetto a tutto l’ambiente che lo circonda; ponendo attenzione sulle ali, sul gonfiore delle sue vesti e anche sulla posizione delle gambe, possiamo facilmente intuire che l’arcangelo è giunto dal cielo planando ed è atterrato proprio sul nemico.

Il combattimento avviene in un luogo infernale, dove sono ancora una volta i colori della terra (come accade in altri lavori di Raffaello), e dove spicca il rosso, sul lato sinistro della tela, proprio dove in lontananza si scorgono le mura di un castello in fiamme, identificato dagli studiosi come la città di Dite, dove Dante Alighieri colloca il Sesto cerchio dell’Inferno, ovvero quello dove ci sono gli eretici ed epicurei.

Di difficile interpretazione sono gli altri elementi presenti nella scena: volgendo lo sguardo a destra, è possibile scorgere dei bambini attaccati da dei serpenti, che stando sempre alla Divina Commedia, rappresentano la tortura per i ladri; sul lato sinistro, proprio sotto la città in fiamme si scorgono alcune sagome, che sembrerebbero dei sepolcri in fiamme ma anche delle figure che incappucciate sono attorno ai primi; rifacendoci sempre alla grande opera di Dante, forse i sepolcri alludono alla punizione eterna che spettava agli eretici, mentre le persone con i cappucci invece sono gli ipocriti.

Senza dubbio si tratta di un’opera molto misteriosa e molti dettagli devono ancora essere discussi per bene. Per qualsiasi informazione aggiuntiva riguardo questo dipinto, potete lasciare un commento qui sotto e noi provvederemo ad inserirle immediatamente.

Dario Mastromattei

Sono un blogger assetato di conoscenza curioso ed appassionato di tecnologia. Il mio obiettivo è far scoprire i capolavori e la bellezza dell'arte nell'era digitale.

Una risposta

  1. Pierfrancesco Maresca ha detto:

    Buonasera caro Dario! ( possiamo darci del “tu” tra studiosi d’arte, vero?)
    Da tempo sto leggendo i tuoi articoli / post e devo dire sono fatti molto bene, complimenti!
    Vorrei solo segnalarti un dettaglio: lo scudo dell’Arcangelo raffigura la croce di San Giorgio, che verrà poi ripresa dai Crociati nel Medioevo, essendo quel simbolo “nato” proprio dal Santo e non “creato” dai cavalieri.
    Un saluto,
    Pierfrancesco

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *