Paolina Borghese di Antonio Canova: analisi completa dell’opera

Riprendiamo il nostro viaggio in compagnia di Antonio Canova, grandissimo scultore ed artista del primo ‘800. Dopo aver analizzato e studiato molte altre opere importanti di questo artista, oggi continuiamo questo viaggio in compagnia di Canova, ripercorrendo la storia e la descrizione della “Paolina Borghese” di questo scultore.

All’interno di questo articolo prima parleremo della storia relativa alla committenza e realizzazione di tale opera, e successivamente, come da tradizione, procederemo con l’analisi stilistica.

Paolina Borghese Canova analisi

“Paolina Borghese” Antonio Canova

Data di produzione: 1805-1808

Dimensioni: 92 x 200 cm

Dove si trova: Galleria Borghese, Roma

La statua rappresenta Paolina Bonaparte rappresentata come una dea greca, ovvero Venere vincitrice, proprio come è accaduto con Napoleone Bonaparte rappresentato come Marte.

L’opera venne commissionata dal marito di Paolina Bonaparte, ovvero Camillo Borghese, il quale voleva che questa scultura venisse realizzata in occasione del matrimonio tra i due. Al termine del procedimento di creazione di Paolina Borghese Canova, quest’ultima venne trasportata nella casa a Torino di Camillo, per poi giungere definitivamente (dopo ulteriori spostamenti) alla Galleria Borghese di Roma nel 1838.

Attualmente non è ben chiaro se Paolina Bonaparte avesse posato nuda per la realizzazione di questa scultura, oppure ci abbia pensato Canova ad eliminare le vesti dal soggetto, ma la questione è ancora aperta e non c’è una risposta effettiva in grado di chiarire questo mistero su Paolina Bonaparte.

Adesso studiamo questa creazione di Canova scultore, senza tralasciare alcun dettaglio: prima di tutto è possibile notare che Canova ha realizzato tutte le superfici degli elementi che compongono l’opera in modo differente: la consistenza dei cuscini ha uno spessore differente rispetto alla vestaglia che avvolge il corpo del soggetto, e allo stesso modo anche la pelle di Paolina Bonaparte è diversa, su cui Canova ha cosparso della cera color rosa per rendere più realistico il derma del soggetto.

Paolina Bonaparte regge in mano una mela che ricorda ovviamente il Pomo della Discordia citato all’interno dell’Iliade, dove tre dee greche, ovvero Era, Atena ed Afrodite si contendevano il Pomo, il premio che sarebbe andato alla più bella tra i tre e che doveva essere scelta da Paride. In questa contesa vinse ovviamente Afrodite, e Canova, rappresentando la donna in queste vesti, Canova scultore non fa altro che paragonare Paolina Bonaparte alla bellezza della dea greca.

Elemento da non dimenticare e presente anche all’interno di altre sculture di Canova, è la presenza del meccanismo sul triclino su cui Paolina è sdraiata, che permette a tale opera di poter ruotare, in modo tale che gli spettatori potessero ammirare questo lavoro da qualsiasi angolazione.

Per qualsiasi aggiunta o informazione su questa scultura di Paolina Bonaparte Canova, potete aggiungerle a questo articolo lasciando un commento qui sotto e noi provvederemo ad aggiungere il vostro contributo quanto prima a questa descrizione, così da avere maggiori dettagli sul lavoro di Antonio Canova.

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Dario Mastromattei

Sono un blogger assetato di conoscenza curioso ed appassionato di tecnologia. Il mio obiettivo è far scoprire i capolavori e la bellezza dell'arte nell'era digitale.

Una risposta

  1. Flavia ha detto:

    Inoltre ciò che ci conferma che il soggetto in questione è proprio Paolina, è la presenza al braccio destro di un bracciale appartenente alla donna. La struttura grigia che costituisce il triclino, non è marmo, ma legno rinforzato con sopra applicate delle borchie dorate. Gli elementi fisici della donna non sono così dettagliati, proprio per non stimolare il pathos e l’erotismo in chi guarda, obiettivo del Neoclassicismo. Infine possiamo capire perché di Canova si dicesse che fosse così attento ai dettagli, osservando il materasso. Esso presenta delle pieghe, e il lenzuolo è persino ricamato. Sono proprio i dettagli a rendere così magnifica quest’opera.

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