Ercole e Lica di Antonio Canova: analisi completa della scultura

Proseguiamo anche oggi il nostro viaggio in compagnia dello scultore Antonio Canova, il quale stiamo imparando a conoscere sempre più attraverso delle accurate analisi delle sue opere più famose. Nel nostro ultimo appuntamento abbiamo studiato la “Venere italica”, ed oggi invece protagonista nel nostro blog sarà il gruppo scultoreo intitolato “Ercole e Lica”.

Questa statua, proprio come accadde con la “Venere italica” si richiama alla mitologia greca, e all’interno di questo articolo scopriremo la storia legata alla sua committenza e successivamente realizzeremo anche un’analisi stilistica di questo gruppo scultoreo.

Ercole e Lica Canova analisi

“Ercole e Lica” Antonio Canova

Data di produzione: 1795-1815

Dimensioni: 335 cm (Altezza)

Dove si trova: Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma

Prima di tutto cominciamo con la storia legata alla creazione e committenza di quest’opera: la statua è stata voluta da Onorato Gaetani, facente parte dei principi d’Aragona; questo importante cliente, infatti, rimasto ammaliato da una precedente opera del Canova, ovvero “Adone e Venere”, decise di commissionare allo scultore questo lavoro.

Canova accettò immediatamente tale lavoro, ma ci furono diversi inconvenienti durante la sua lavorazione, che portarono Antonio Canova a continuare l’opera a fasi intermittenti; d’altro canto, ad un certo punto, anche lo stesso Onorato Gaetani successivamente ci ripensò e non volle più tale statua, fino a che questa venne acquistata da un banchiere romano di nome Giovanni Torlonia che poi la espose all’interno del proprio palazzo.

Il momento in cui viene rappresentato è quello in cui Ercole, sta scagliando per aria Lica, il quale aveva consegnato la tunica da parte di Deianira all’eroe; il motivo della folle rabbia dell’eroe greco è dovuto al fatto che la tunica datogli dal ragazzo era cosparsa del sangue di Nesso (il quale era stato ucciso da Ercole precedentemente con una freccia cosparsa del veleno dell’Idra di Lerna), e a causa del veleno mescolato al sangue della creatura, secondo la leggenda, Ercole avrebbe preso fuoco.

Stilisticamente l’opera è molto interessante: da una parte abbiamo Ercole rappresentato nel momento in cui i suoi muscoli sono tesi al massimo, pronto a scagliare il ragazzo nel mare; Lica invece, è palesemente disperato (come si evince dalla sua espressione) e sta cercando invano di aggrapparsi all’altare presente alle spalle dell’eroe o anche alla pelle del leone lasciata cadere a terra.

Tra le varie reazioni che scaturirono alla vista di quest’opera, in particolare i Francesi videro in questa composizione la Francia che distruggeva la monarchia, ma Canova negò assolutamente che quest’opera avesse un fine ideologico, contrariamente a molte delle opere di Jacques-Luis David.

Dario Mastromattei

Sono un blogger assetato di conoscenza curioso ed appassionato di tecnologia. Il mio obiettivo è far scoprire i capolavori e la bellezza dell'arte nell'era digitale.

Una risposta

  1. cacca2 ha detto:

    molto interessante ma troppo sintetico.

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