La Statua del Laocoonte: Il Dinamismo Della Disperazione

Laocoonte
Data di RealizzazioneOriginale in Bronzo: 150 a.C
Statua Copia: 1° secolo a.C. – 1° secolo d.C.
AltezzaAltezza: 2,42 m
MaterialeOriginale: Bronzo
Copia: Marmo
Dove si Trova• Perduto (Originale)
• Musei Vaticani, Roma (Copia)
Informazioni Statua Laocoonte

Caratteristiche Chiave

  • La statua originale doveva essere in bronzo ma è andata perduta. Quella che si trova ai Musei Vaticani è una copia in marmo
  • Il protagonista è Laocoonte con i suoi figli, un sacerdote la cui storia è raccontata nell’Eneide di Virgilio, mentre viene stritolato da serpenti marini inviati da Atena
  • La copia in marmo è stata riportata alla luce nel 1506 a Roma, in un terreno vicino al Colle Oppio
  • La statua è caratterizzata da un incredibile dinamismo dei movimenti dei protagonisti
  • Il corpo muscoloso del Laocoonte è in contrasto con la fragilità dei figli piccoli
  • I protagonisti hanno un’espressione di dolore molto accentuata, quasi teatrale
  • I protagonisti sono in una posizione precaria mentre cercano di liberarsi dai serpenti marini

Storia

Prima di parlarti della statua, dobbiamo fare un passo indietro e capire chi è Laocoonte.

La sua storia viene raccontata nell’Eneide di Virgilio. Era un sacerdote di Poseidone (o di Apollo, ci sono diverse versioni). Quando i Greci hanno fatto portato ai Troiani il cavallo come dono (in realtà era stracolmo di soldati che sarebbero usciti di notte una volta infiltrati nella città), Laocoonte non si è fidato ed è andato di corsa verso il cavallo colpendolo con una lancia sul ventre.

La dea Atena – che stava dalla parte dei Greci – per evitare che il piano dei Greci funzionasse, manda 2 giganteschi serpenti marini ad uccidere Laocoonte ed i suoi figli, stritolandoli.

Detto ciò, è il momento di conoscere la statua.

Il Laocoonte è una statua eccezionale, curata nei minimi dettagli.

Stando a quanto scrive Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia, la statua doveva trovarsi nel palazzo dell’imperatore Tito e doveva essere stato realizzato da 3 artisti insieme: Agesandro, Polidoro ed Atenodoro.

È probabile che la statua di Laocoonte di cui parla Plinio sia quella che oggi è conservata nei Musei Vaticani.

Ed è una copia.

La statua originale era in bronzo e doveva essere stata realizzata intorno al 150 a.C., ma è andata perduta.

Dopo ciò che ha scritto Plinio il Vecchio, non abbiamo notizie della versione in marmo dell’opera per moltissimi anni.

Fino al 1506.

In quell’anno la statua salta fuori dal vigneto di un certo Felice de Fredis sul Colle Oppio a Roma.

Quest’uomo ha comprato il terreno nel 1504 e la scultura Laocoonte deve essere stata scoperta sottoterra quando sono stati fatti gli scavi per realizzare le fondamenta di casa sua.

Quando viene riportata alla luce, viene informato subito Papa Giulio II, il quale ama l’arte classica.

Così manda lì i suoi artisti di corte:

  • Michelangelo Buonarroti
  • Giuliano da Sangallo con il figlio Francesco

Una volta che l’hanno vista, il Papa compra subito la statua da Felice de Fredis.

L’opera viene messa in mostra in una nicchia nel giardino Belvedere in Vaticano (oggi fa parte dei Musei Vaticani).

Al tempo non aveva neanche una base (che è stata aggiunta nel 1511).

Nel luglio 1789 quando Napoleone Bonaparte arriva in Italia la ruba – insieme a tanti altri capolavori – e li porta in Francia.

Dopo la sua sconfitta, il Laocoonte viene riportato a Roma nel 1816.

Restauri

Quando la statua è stata riportata alla luce, era parecchio danneggiata:

  • Mancava il braccio destro del protagonista
  • Mancava la mano di un figlio ed il braccio destro dell’altro
  • Mancavano alcune parti del serpente
  • Il figlio più grande (quello sulla destra) era staccato dal resto del gruppo

Nel 1510, il Bramante – l’architetto del Papa – decide di mettere su una sorta di gara tra gli scultori per sistemare il braccio del protagonista, che era il problema più grande.

Il giudice della competizione era Raffaello Sanzio.

Vince Jacopo Sansovino.

Peccato che il suo piano è stato applicato soltanto a delle copie e non alla scultura originale.

Soltanto nel 1532, Giovanni Antonio Montorsoli (un allievo di Michelangelo) aggiungerà un braccio al protagonista rendendolo di nuovo completo.

Poi nel ‘700 Agostino Cornacchini aggiunge una parte al braccio del figlio più piccolo, e soltanto nel 1816 – quando viene riportata in Italia la statua – Antonio Canova unisce le figure.

Curiosità: nel 1906 Ludwig Pollack scopre un frammento di marmo vicino a dove è stato ritrovato il Laocoonte. Si tratta del braccio perduto della statua, che viene integrato soltanto negli anni ’80.

Descrizione

Il marmo bianco della statua riflette la luce dell’ambiente circostante.

Ma il grande dinamismo delle figure genera un incredibile chiaroscuro.

Laocoonte

Puoi osservare la statua da ogni lato, anche se la maggior parte dei particolari li puoi cogliere di fronte.

L’opera rappresenta il momento in cui Laocoonte ed i suoi figli vengono attaccati dai serpenti marini.

L’uomo cerca di liberarsi utilizzando tutta la sua forza.

Particolare di Laocoonte

Sul volto ha un’espressione dolorosa, quasi teatrale.

Particolare dell’espressione di Laocoonte

Anche i figli sono disperati, mentre chiedono l’aiuto del padre.

Particolare dei figli di Laocoonte con le loro espressioni

Si nota un importante contrasto tra i protagonisti: da un lato c’è Laocoonte grande e muscoloso, mentre i figli sono fragili e piccoli.

Tutti e 3 sono in una posizione precaria a causa dell’attacco dei serpenti, con il sacerdote messo in obliquo verso sinistra rispetto a noi.

Composizione della scultura

Dario Mastromattei

Sono un blogger curioso ed appassionato di tecnologia. Il mio obiettivo è far conoscere i capolavori della storia dell'arte nell'era digitale.

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