Schiavo che si ridesta di Michelangelo Buonarroti: analisi completa della scultura

Scopriamo tutto quello che riguarda un altro componente della serie dei “Prigioni” di Michelangelo Buonarroti; questo è un artista che non necessita di alcun tipo di presentazione, poiché è uno degli scultori e pittori più famosi di tutto il Cinquecento, e la serie dei “Prigioni” rappresenta uno dei lavori più complessi e conosciuti di tutta la sua carriera. Abbiamo già conosciuto un esempio appartenente a questa lunga serie di lavori scultorei, intitolato Schiavo giovane” e ne abbiamo apprezzato le caratteristiche stilistiche; oggi andremo a conoscere tutti i dettagli dello “Schiavo che si ridesta”.

Qui potrete leggere tutte le informazioni sia di ambito tecnico che stilistico dello “Schiavo che si ridesta” Michelangelo, quali data di produzione, dimensioni e luogo di conservazione, per poi passare successivamente alla descrizione approfondita della scultura realizzata dal Buonarroti.

Schiavo che si ridesta Michelangelo analisi

“Schiavo che si ridesta” Michelangelo

Data di produzione: 1525-1530

Dimensioni: 267 cm

Dove si trova: Galleria dell’Accademia, Firenze

Proprio come gli altri “Prigioni” Michelangelo, anche questo “Schiavo che si ridesta” fa parte del progetto decorativo originale della tomba di Giulio II: il luogo di sepoltura del pontefice sarebbe dovuto essere un luogo eccezionalmente decorato, ed all’inizio prevedeva la presenza di un gran numero di “Prigioni”, ovvero dei personaggi da “incastrare” vicino ai pilastri, rappresentati mentre erano in delle consuete pose da prigionieri.

Con lo scorrere dei progetti e del lavoro, il numero dei “Prigioni” Michelangelo Buonarroti è sostanzialmente diminuito, fino ad arrivare nel 1542, dove vennero definitivamente eliminati. Lo “Schiavo che si ridesta” è probabilmente il più conosciuto nella produzione di queste figure: Michelangelo rappresenta un uomo che si sta contorcendo, tentando di “staccarsi” dal marmo.

È possibile notare alcuni elementi che sono in uno stato più avanzato rispetto ad altri: la gamba destra è piegata, e nello stesso tempo è anche quella più definita e meglio riuscita; il movimento di questa gamba sembra quasi suggerire un tentativo di fuga dal marmo; allo stesso modo anche il braccio destro accompagna il movimento della gamba.

La composizione e la posizione di questo “Schiavo che si ridesta” incentiva la sensazione che il protagonista si stia essenzialmente “svegliando”, allontanandosi dal marmo primitivo, per diventare finito e decorato.

Simbolicamente, diversi critici hanno dato varie letture di questa serie di “Prigioni”, tra cui, le più valide sostengono che potrebbero alludere ad una battaglia contro il caos rappresentato dal marmo grezzo, per aspirare ad uno stato migliore e più definito. Secondo altre ipotesi, i “Prigioni” potrebbero rappresentare il conflitto interiore di Michelangelo, o ancora le Arti “prigioniere” dopo la morte di Giulio II.

 

Dario Mastromattei

Sono un blogger assetato di conoscenza curioso ed appassionato di tecnologia. Il mio obiettivo è far scoprire i capolavori e la bellezza dell'arte nell'era digitale.

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