San Sebastiano di Raffaello Sanzio: analisi completa dell’opera

Eccoci nuovamente in compagnia di Raffaello e delle sue bellissime opere, le quali ci stanno tenendo compagnia da più di un mese. Man Mano che andiamo avanti nel nostro viaggio in compagnia di questo artista cinquecentesco, ci appare sempre più chiaro il suo itinerario artistico e la sua precisa evoluzione stilistica. Nell’articolo odierno andremo a studiare un quadro non molto conosciuto del Sanzio, intitolato “San Sebastiano”.

Molti artisti hanno ritratto tale martire, e senza dubbio una delle versioni più apprezzate e popolari tra il pubblico è quella di Antonello da Messina, che abbiamo già analizzato. In questo articolo, prima di tutto andremo a studiare la commissione, poi la trasmissione dell’opera fino al luogo dove viene conservato attualmente ed infine anche l’analisi stilistica del lavoro e la sua descrizione.

San Sebastiano Raffaello Sanzio analisi

“San Sebastiano ” Raffaello Sanzio

Data di produzione: 1501-1502

Dimensioni: 43 x 34 cm

Dove si trova: Accademia Carrara, Bergamo

L’opera, dalle diverse fonti che ci sono giunte, sarebbe stata prodotta come un’immagine sacra destinata alla devozione privata. Sentiamo poi parlare ancora di questo lavoro all’interno della raccolta Zurla (dove un membro di tale casata era lo zio di Baldassarre Castiglione, grande amico di Raffaello) di Crema, poi giunse tra le mani di Giuseppe Longhi nel 1818, in seguito andò tra le proprietà del conte Guglielo Lochis nel 1836, il quale, generosamente, la donò all’Accademia Carrara, dove si trova tutt’ora.

L’opera, come si può evincere dalla datazione, appartiene alla produzione giovanile dello stesso Raffaello, il quale ancora sta delineando il proprio stile, mostrando alcune novità a tale livello e preservando ancora l’influsso accademico trasmessogli dal maestro Pietro Perugino.

La prima cosa che salta all’occhio di questo lavoro è senza dubbio l’espressione di San Sebastiano, il quale non viene riportato addolorato per la freccia nel petto, ma ha un’espressione beata. I lineamenti del volto del santo, per la loro leggerezza e bellezza, hanno portato a pensare che il personaggio ritratto fosse una donna piuttosto che un uomo.

Molto interessante è la freccia, che dona un senso di profondità all’opera, e questo è un aspetto da non sottovalutare: questo elemento lascerebbe intendere una volontà da parte di Raffaello di distaccarsi dall’approccio classicistico del suo maestro Perugino per avvicinarsi a quello di un altro artista molto interessante, ovvero Leonardo da Vinci (che, come abbiamo avuto occasione di vedere in altre produzioni del Sanzio, è stato una forte fonte di ispirazione).

I colori sono vividi e salta soprattutto all’occhio il mantello rosso che copre le spalle del santo; la precisione e l’abilità del pittore, emergono soprattutto nei ricami dell’abito, estremamente realistici.

Dario Mastromattei

Sono un blogger assetato di conoscenza curioso ed appassionato di tecnologia. Il mio obiettivo è far scoprire i capolavori e la bellezza dell'arte nell'era digitale.

Una risposta

  1. Davide ha detto:

    Vorrei segnalare l’interpretazione di quest’opera che ho trovato in un testo di uno psicanalista tedesco (Peter Schellembaum, Tra uomini – la dinamica omosessuale nella psiche maschile, RED Edizioni, 1993, pagg. 166-174). Secondo l’autore qui Raffaello rappresenta se stesso, sebbene incosciamente, come omosessuale ancora non pienamente consapevole della propria sessualità. In particolare l’autore fa notare certe incongruenze: nonstante sia ritratto solo il busto, s’intuisce un ragazzo di una corporatura robusta con spalle larghe e collo importante in contrasto con un viso da fanciulla e soprattutto in contrasto con la mano piccola e delicata.

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