Ritratto di Fedra Inghirami di Raffaello Sanzio: analisi completa del quadro

Continuiamo a parlare ancora una volta delle tele di Raffaello Sanzio, il quale da pochissimo è diventato nostro ospite sul blog dopo una prima analisi del quadro “La Muta”. Oggi continueremo il nostro viaggio in compagnia di questo celebre artista del ‘500 parlando di un’altra importante opera intitolata “Ritratto di Fedra Inghirami”.

Se volete saperne di più su questo artista, come al solito, oltre alle complete analisi che realizziamo sul nostro blog, qui sotto trovate una vasta selezione di documenti, libri ed opere che vi permetteranno di conoscere al meglio Raffaello Sanzio.

Data di produzione: 1514-1516 

Dimensioni: 90 x 62 cm

Dove si trova: Galleria Palatina, Firenze ed Isabella Stewart Gardner Museum, Boston

Nella piccola scheda che abbiamo appena scritto qui sopra, abbiamo riportato ben due località in cui si trova l’opera: non si tratta di un errore, ma vuol dire semplicemente che di questo quadro esistono ben due versioni differenti. Oggi, dopo innumerevoli studi, dato che i due lavori sono pressoché identici, non è stato ancora possibile classificare quale sia il prototipo e quale sia il lavoro finale.

Prima di procedere con l’analisi, ecco qualche informazione generale sul ritratto. Il soggetto rappresentato è Tommaso Inghirami, chiamato anche “Fedra”, il quale era un popolare studioso vissuto nel Cinquecento ed al servizio di Papa Leone X.

La versione di Boston è stata ritrovata proprio in Casa Inghirami, e successivamente venne acquistata dalla sede americana dove risiede tutt’ora, mentre quella che si trova alla Galleria Palatina, in un primo momento faceva parte della collezione del cardinale Leopoldo de’ Medici, e successivamente giunse a Palazzo Pitti, per poi andare a finire a Parigi per via dei furti effettuati da Napoleone, ed infine tornò a Firenze. Adesso procediamo con l’analisi stilistica dell’opera.

Il soggetto viene rappresentato su uno sfondo scuro e con delle vesti luminose, così da risaltare rispetto a tutto ciò che lo circonda; Raffaello sceglie di rappresentarlo di tre quarti e con lo sguardo pensoso, proprio come voleva la tradizione iconografica legata agli evangelisti.

Sulla scrivania alla quale è appoggiato il soggetto si trovano: un libro, un cofanetto, fogli ed anche un calamaio, alla quale probabilmente lo stesso soggetto aveva appena intinto la sua penna per scrivere. La sua espressione lascia intendere che stia cercando l’ispirazione per continuare a scrivere l’opera a cui si sta dedicando. Raffaello sceglie di rappresentare il soggetto in modo realistico, senza tralasciare alcun dettaglio, ed infatti riporta sul quadro anche lo strabismo all’occhio destro del soggetto.

Infine, secondo diversi studi effettuati sulle due opere, sembrerebbe che quella di Firenze potrebbe essere l’opera originale, mentre quella di Boston parrebbe solo una copia realizzata per la famiglia.

Dario Mastromattei

Sono un blogger assetato di conoscenza curioso ed appassionato di tecnologia. Il mio obiettivo è far scoprire i capolavori e la bellezza dell'arte nell'era digitale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *