Ritorno di Giuditta a Betulia di Sandro Botticelli: analisi completa dell’opera

Sandro Botticelli è stato un grande pittore ed artista del Quattrocento, autore di tanti importanti lavori come la serie ti tavole intitolate Nastagio degli Onestima anche la Madonna della Loggia, due importanti opere che hanno lasciato un segno importante nel Quattrocento e nella storia dell’arte moderna. Oggi andremo a conoscere invece l’opera intitolata Ritorno di Giuditta a Betulia.

Qui troverete tutte le informazioni relative a questo lavoro di fine Quattrocento di Sandro Botticelli, come data di produzione, dimensioni, luogo di conservazione e successivamente l’analisi stilistica del Ritorno di Giuditta a Betulia di Sandro Botticelli.

Ritorno di Giuditta a Betulia Sandro Botticelli analisi

“Ritorno di Giuditta a Betulia” Sandro Botticelli

Data di realizzazione: 1472

Dimensioni: 31 x 25 cm

Dove si trova: Galleria degli Uffizi, Firenze

Questo lavoro di Botticelli costituisce lo scomparto destro di un dittico insieme ad un altro lavoro, intitolato Scoperta del cadavere di Oloferne.

L’opera è stata realizzata nel 1472 e venne donato da Rodolfo Sirigatti a Bianca Cappello, e dopo la morte della proprietaria, venne lasciato in eredità al figlio, il quale lo mantenne a lungo all’interno del Casino id San Marco.

Nel Seicento, confluì nelle grandi raccolte del granduca, andando a costituire in futuro la maestosa collezione degli Uffizi, dove si trova tutt’ora.

Quest’opera, insieme all’altra protagonista del dittico, costituisce uno dei primi quadri narrativi che conosciamo di Botticelli.

La storia di Giuditta ed Oloferne fa parte della Bibbia, ed è un soggetto molto utilizzato dagli artisti moderni (infatti ne abbiamo una versione di Caravaggio ed un’altra di Artemisia Gentileschi), ed il dittico realizzato da Botticelli mostra due momenti fondamentali della storia: la scoperta del corpo di Oloferne decapitato da Giuditta, e successivamente la fuga dell’eroina e della sua ancella verso Betulia.

Tra gli aspetti più interessanti di questo quadro, risaltano soprattutto: la grande complessità della scena, la minuziosa attenzione rivolta a tutti i dettagli presenti nel quadro, e la leggerezza dell’ambiente aperto e dei colori chiari utilizzati, in netto contrasto con l’ambientazione che accompagna il primo quadro avente come soggetto, il cadavere di Oloferne.

Le due protagoniste vengono ritratte da Botticelli mentre sono in fuga, con la testa del nemico coperta con un lenzuolo, e Giuditta, mentre con una mano trattiene l’arma del delitto ovvero la sciabola, e con l’altra invece regge un ramo d’ulivo, tipico simbolo della pace.

In secondo piano si intravede un gruppo di guerrieri. Giuditta e la sua ancella, qui rappresentate da Botticelli, sembrano leggerissime ed il panneggio delle loro vesti aumenta l’impressione che esse stiano quasi planando sulla terra.

 

Dario Mastromattei

Sono un blogger assetato di conoscenza curioso ed appassionato di tecnologia. Il mio obiettivo è far scoprire i capolavori e la bellezza dell'arte nell'era digitale.

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