Pieta Bandini di Michelangelo: analisi

Pietà Bandini di Michelangelo Buonarroti: analisi completa della scultura

Andiamo a conoscere tutto quello che riguarda uno dei lavori più importanti di Michelangelo Buonarroti, eccellente artista e scultore del Cinquecento, il quale ha realizzato molti dei lavori più conosciuti ed apprezzati nel mondo moderno e contemporaneo. Abbiamo conosciuto qualche elemento dello stile di Michelangelo attraverso lo studio del Ragazzo accovacciato del Buonarroti, oggi conservato in Russia. Oggi studieremo tutto quello che riguarda il lavoro intitolato Pietà Bandini.

Qui potrete leggere tutto quello che riguarda una delle pietà di Michelangelo più conosciute ed apprezzate in tutta la sua carriera artistica; troverete data di realizzazione, dimensioni, luogo di conservazione e descrizione della Firenze.

Pieta Bandini Michelangelo Buonarroti analisi

“Pietà Bandini” Michelangelo Buonarroti

Data di realizzazione: 1547-1555

Dimensioni: 226 cm

Dove si trova: Museo dell’Opera del Duomo, Firenze

La Pieta di cui ci occupiamo oggi è una delle opere di Michelangelo più celebri tra i lavori da lui realizzati. Questa Michelangelo Pieta è stata realizzata negli ultimi anni di vita dello stesso Buonarroti, poco più che settantenne; dopo la morte della sua amica Vitoria Colonna, Michelangelo cominciò a rendersi conto di non essere più giovanissimo e pensava sempre più spesso alla morte, e così anche alla propria sepoltura.

Nonostante fosse molto ricco e molto popolare, Michelangelo viveva in una casa molto scialba e con pochi privilegi (forse per senso religioso o per grande avarizia); durante questi anni, il tema portante dei suoi lavori era la pieta. Questa Pietà di Michelangelo è senza dubbio uno dei lavori più importanti dell’ultima fase di produzione artistica del Buonarroti.

Ci sono diverse testimonianze riguardanti questa pieta Michelangelo, e quella più interessante è quella del Vasari, grande amico di Michelangelo, il quale, andò una sera a casa dello scultore a trovarlo, ma il Buonarroti fece di tutto affinché il Vasari non potesse vedere la pieta di Michelangelo, ancora in fase di lavorazione.

Nella lunga lavorazione della Pieta Bandini, Michelangelo cambiò idea rispetto al progetto originale, e voleva cambiare la posizione delle gambe di Gesù, ma la situazione degenerò e si ruppe una parte del marmo, portando Michelangelo a colpire il gruppo marmoreo con grande rabbia, lasciando segni rovinosi, visibili tutt’ora.

La scultura venne venduta anni dopo, nel 1561 all’artista Francesco Bandini (da cui deriva il nome dell’opera), e successivamente venne restaurata una parte dal suo allievo Tiberio Calcagni, che però non riuscì a realizzare un lavoro all’altezza dello scultore originale. Negli anni successivi l’opera venne acquistata poi da Cosimo III de’ Medici, e nel Novecento venne destinata definitivamente al Museo dell’Opera del Duomo.

Stilisticamente, questo gruppo scultoreo rappresenta il momento in cui Gesù viene liberato dalla Croce dalla Madonna e dai discepoli, per essere poi essere posto nel sepolcro successivamente. Differentemente da molti altri artisti, che hanno spesso rappresentato questo evento con i discepoli e la Vergine sereni poiché consapevoli che presto Gesù sarebbe risorto, Michelangelo, angosciato e temendo l’imminente morte, instilla nella sua opera un forte accento drammatico nei personaggi che circondano Cristo, che stanno costatando la sua morte.

Gesù, viene rappresentato appoggiato esanime sulla Vergine, sorretto anche da Nicodemo in alto ed a sinistra da Maria Maddalena; il gruppo di personaggi forma una piramide, ed il corpo di Gesù, scolpito in una posizione obliqua, contribuisce alla sensazione che Cristo stia scivolando dalle braccia degli altri personaggi.

Tutti i protagonisti sono collegati tra loro attraverso i movimenti, e sembra che in tutta la scena ci sia un ritmo equilibrato in rotazione, che parte da sinistra e va a destra. Tra i vari dettagli, è da tenere in considerazione la mano sinistra di Gesù posta verso l’esterno, che indica l’abbandono fisico alla morte.

Secondo alcuni critici, Nicodemo rappresenterebbe un autoritratto dello stesso Michelangelo Buonarroti.

Dario

Sono un blogger curioso ed appassionato di tecnologia. Il mio obiettivo è far conoscere i capolavori della storia dell'arte nell'era digitale.

3 risposte

  1. Galiano Albertin ha detto:

    Sinceramente parlando, la ricostruzione della storia della Pietà Bandini che ha fatto, rispecchia molto poco quanto in effetti ne scrive Giorgio Vasari, l’unico “cronista” dell’epoca, per altro grande amico di Michelangelo, che ne abbia lasciato un resoconto.
    L’esposizione che lei ne ha fatto, risente molto di quanto se ne legge in diverse pubblicazioni in commercio, scritte anche da nomi “autorevoli”, i quali anche loro tendono a “ricamare” e a fare congetture ipotetiche su quanto nemmeno loro stessi sembrano riuscire a comprendere, in quanto nemmeno loro leggono la Vita originale scritta da Giorgio §Vasari, ma non fanno altro che “ricamare”, (appunto), su quanto altri hanno precedentemente fatto altrettanto. Il risultato è soltanto una gran confusione di realtà, poca, e di molta fantasia.
    Le consiglio vivamente di leggere Giorgio Vasari per farne un effettivo confronto.
    Galiano.

  2. RICCARDO FAEDDA ha detto:

    Interessante articolo ma penso che debba correggere la seconda riga iniziale dell’articolo (Michelangelo è un’artista che si esprime prevalentemente nel 1500), sicuramente un refuso.
    ps. più che ”eccellente” artista, avrei scritto, ”il più grande artista di sempre”..ma questa è solo una mia opinione (per altro, a mio parere, difficilmente confutabile)

  3. Federica ha detto:

    Bell’articolo! Michelangelo è stato un artista straordinario e questa scultura lo conferma.

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