Piero di Cosimo: L’artista “Animale”

Vita

  • Nasce a Firenze nel 1461-62
  • Apprendista del pittore Cosimo Rosselli
  • Lavora nella Cappella Sistina con Cosimo Rosselli nel 1481
  • Nel 1500-1505 realizza 3 spalliere per Francesco del Pugliese
  • Nel 1520 realizza La Liberazione di Andromeda
  • 12 aprile 1522 muore a causa della peste

Stile

  • Abile nella realizzazione di paesaggi naturali e dettagli anche nelle opere più complesse
  • Si ispira a Leonardo da Vinci, Filippino Lippi, Domenico Ghirlandaio e Luca Signorelli
  • Vive una vita “barbara” lontano dalla società immaginando un ritorno alla semplicità della natura

Vita

Piero di Cosimo nasce a Firenze, via della Scala nel 1461-1462.

È figlio di Lorenzo di Pietro d’Antonio, un artigiano.

Piero è il primo di 4 figli. I suoi fratelli sono Giovanni, Girolamo e Vanna.

Della sua infanzia si sa poco o nulla.

C’è un documento del 1480 che lo indica come apprendista (non pagato) del pittore Cosimo Rosselli.

L’artista/storico dell’arte Giorgio Vasari, nel suo libro Le Vite scrive che Cosimo si affeziona a Piero e lo tratta come se fosse suo figlio.

Il legame tra i 2 è molto forte, al punto che Piero diventerà famoso con il nome del suo maestro, diventando Piero di Cosimo.

L’anno dopo entrambi vanno a Roma per lavorare nella Cappella Sistina.

È sempre Vasari a dire che Piero ha realizzato alcuni dettagli delle Storie qui, dedicandosi a paesaggi naturali ed alcuni ritratti di personaggi.

Nel 1483 lo ritroviamo a Firenze e pochi anni dopo realizza la Sacra Conversazione, oggi conservata nella Galleria dello Spedale degli Innocenti.

“Sacra Conversazione” Piero di Cosimo

Qualche anno dopo – nel 1498 – c’è un altro documento che indica che si trova ancora in via della Scala.

Qui c’è scritto che Piero è il capofamiglia e proprietario dell’eredità dei genitori.

Spettano a lui la casa e delle vigne ed ulivi a Carmignano.

Nel 1503 si iscrive alla Compagnia di San Luca (una famosa confraternita di artisti) e l’anno dopo all’Arte dei Medici e Speziali.

Durante questi anni continua a lavorare e personalizzare il proprio stile, tracciando una strada unica e diversa da quella dei suoi colleghi.

I protagonisti sacri dei suoi lavori cominciano a trasformarsi.

Hanno delle espressioni severe ed intense e le opere cominciano a celare dei simboli difficili da decifrare.

Poi, tra il 1500 ed il 1505 dipinge 3 spalliere per Francesco del Pugliese.

“Caccia” “Ritorno dalla Caccia” “Incendio nella foresta” Piero di Cosimo

Si tratta di opere fondamentali:

  • Pannello 1: Si chiama Caccia e c’è un gran caos. Uomini quasi nudi, satiri, centauri ed un sacco di animali che combattono tra loro senza rendersi conto del fuoco che sta dietro di loro
  • Pannello 2: Si chiama Ritorno dalla caccia. La situazione è diversa. Gli uomini cominciano ad elaborare delle prime forme di vita in comunità
  • Pannello 3: Si chiama Incendio nella foresta. Protagonista è un uomo coperto con qualche veste che vede un incendio e cerca di mantenere tranquilli i bovini che hanno paura delle fiamme

Queste opere sono uniche rispetto a quelle realizzate da altri artisti di quel tempo.

Lo studioso Erwin Panofsky pensa che ci sia dell’altro e ritiene che le seguenti 2 tavole facciano parte della stessa serie di cui ti ho parlato ora:

  • Caduta di Vulcano: il dio Vulcano è stato buttato giù dall’Olimpo ed arriva sulla Terra. Alcune ragazze di Lemno lo aiutano a riprendersi
  • Vulcano ed Eolo maestri dell’umanità: Protagonista è ancora Vulcano che – con l’aiuto di Eolo – lavora in una fucina improvvisata ed un uomo su un cavallo lo guarda con curiosità per capire come usare il fuoco e come lavorare i metalli. In primo piano a destra c’è una piccola famiglia ed una persona che dorme. Questo ci fa capire che è sera e presto sorgerà un nuovo giorno e – simbolicamente – anche una nuova era per la civiltà
“Ritrovamento di Vulcano” e “Vulcano ed Eolo Maestri dell’umanità” Piero di Cosimo

Si tratta di opere importanti perché rappresentano l’evoluzione degli uomini per mezzo di tecnica ed intelletto.

Qui non c’è spazio per la religione cristiana.

L’8 dicembre 1515 – secondo un documento – Piero riceve 58 fiorini per realizzare degli addobbi a Firenze in occasione della visita di Papa Leone X.

E qui realizza La Liberazione di Andromeda.

“La Liberazione di Andromeda” Piero di Cosimo

Alcuni studiosi pensano che questa sia l’ultima opera che ha realizzato prima di morire.

È molto complessa: ci sono un sacco di figure, mostri strani e simboli. Il paesaggio che circonda la scena è dettagliato e pieno di sfumature e colori.

Il 12 aprile 1522 Piero di Cosimo muore a causa della peste.

Stile

Piero di Cosimo è un artista “strano” e differente dai suoi colleghi.

Con il suo stile si ricollega all’arte antica e dall’altra include delle caratteristiche tipiche del Manierismo.

Giorgio Vasari ne Le Vite si sofferma moltissimo sul carattere particolare di Piero.

Stando a quanto scritto, quest’ultimo passava moltissime ore del giorno a fantasticare e vivere senza regole: mangiava solo quando aveva fame senza orari fissi, non puliva la casa e lasciava che la natura crescesse libera attorno casa sua.

Aveva paura dei tuoni quando c’era brutto tempo e non ha mai voluto farsi aiutare da garzoni, neanche quando era vecchio.

Viveva come un primitivo.

Alcuni studiosi hanno approfondito la descrizione del Vasari ed hanno capito che:

  • Piero non voleva far parte di qualsiasi ordine sociale preferendo vivere ai margini di quest’ultima
  • Piero viveva una vita fuori dal normale (quasi primitiva) nel tentativo di “sfuggire” dal proprio tempo
  • Negli anni in cui la società diventava più elaborata e piena di etichette, lui cercava la semplicità e l’originalità della natura

Ma lascia che ti parli un momento del suo stile pittorico.

È stato allievo di Cosimo Rosselli, ma non ha preso nulla dal suo stile.

Piuttosto si è ispirato un sacco a Filippino Lippi, Domenico Ghirlandaio e Luca Signoreli.

Ma è attratto anche dal luminismo e l’attenzione ai dettagli del cielo di Leonardo da Vinci.

E l’attenzione per piccolissimi particolari e dettagli all’interno delle sue opere ricordano moltissimo l’arte fiamminga.

Piero – anche se prende i migliori elementi da ciascuno di questi artisti – elabora una visione tutta sua.

Come si vede nella Morte di Procri.

“Morte di Procri” Piero di Cosimo

Gli artisti di solito ritraggono i satiri come creature ripugnanti o che vengono scacciate.

Lui invece prova compassione per loro. In questo lavoro il protagonista è un satiro che con dolcezza scosta una sciocca di capelli dalla fronte della ninfa morta.

Ed anche se il soggetto ritratto deriva da un’opera antica, lui ha preso soltanto questo frammento e l’ha trasformato, aggiungendo dettagli che non c’erano ed inventando del tutto una nuova storia.

I Migliori Libri su Piero di Cosimo

Dario Mastromattei

Sono un blogger curioso ed appassionato di tecnologia. Il mio obiettivo è far conoscere i capolavori della storia dell'arte nell'era digitale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.