Piero della Francesca: la biografia

Scopriamo uno degli artisti più importanti del Quattrocento, ovvero Piero della Francesca, il quale ha completamente rivoluzionato il mondo dell’arte italica del suo tempo (e futura) grazie alle sue scoperte ed innovazioni. Nel suo stile artistico confluiscono le conoscenze ed i tratti fondamentali di altri importanti artisti, quali Masaccio, Beato Angelico, Domenico Veneziano, e nell’ultimo periodo della sua carriera artistica, le caratteristiche dell’arte fiamminga.

Gli studi sulla vita di Piero della Francesca e sulle opere di Piero della Francesca sono tutt’ora in corso, poiché le fonti che lo riguardano sono poche e richiedono un notevolissimo sforzo da parte degli studiosi per cercare di realizzare un quadro sintetico ma efficace su Piero della Francesca pittore.

Piero della Francesca

Piero della Francesca (autoritratto ne “Resurrezione”)

LA QUESTIONE SULLA NASCITA

La complessità della questione appena citata riguardo la vita di Piero della Francesca si mostra fin dai primi anni di vita di questo artista. Sappiamo che egli a Sansepolcro, probabilmente tra il 1406 e 1416. La grande difficoltà legata ad una corretta determinazione della data di nascita del pittore è dovuta ad un incendio che ci fu in quegli anni presso gli archivi comunali di Sansepolcro, che distrusse molte informazioni, tra cui anche alcune riguardanti della Francesca.

Stando all’autorevole Giorgio Vasari, che all’interno delle “Vite”, riporta che Piero morì nel 1492 all’età di 86 anni, e di conseguenza facendo un rapido calcolo, sembrerebbe che il 1406 potesse essere una data ideale riguardo la sua nascita; a rendere improbabile questa ipotesi però è il fatto che i suoi genitori si sposarono unicamente.

Qualunque fosse la data di nascita di Piero della Francesca, sappiamo che il padre era Benedetto de’ Franceschi, un commerciante di tessuti, e la madre invece era Romana di Perino da Monterchi, (conosciuta anche “La Francesca”). Benedetto de’ Franceschi morì prima di poter vedere nascere Piero, e allora il piccolo cominciò ad essere conosciuto col nome della madre, diventando di fatto Piero della Francesca.

I PRIMI ANNI DELLA FORMAZIONE

Volendo rintracciare gli esordi di Piero della Francesca pittore, dobbiamo fare necessariamente riferimento ai primi anni a Sansepolcro, dove egli stesso lavorò con Antonio d’Anghiari, presso il quale effettuò alcuni brevi e semplici incarichi per la città. Non avendo ulteriori informazioni riguardo delle collaborazioni tra d’Anghiari e della Francesca, non possiamo dire se il primo potesse essere effettivamente ricoprire il ruolo di “primo maestro” per Piero.

Nel 1439, stando alle fonti, lo ritroviamo a Firenze, come aiutante di Domenico Veneziano per il completamento degli affreschi delle “Storie della Vergine” nella Chiesa di Sant’Egidio. Qui, assorbì le caratteristiche dello stile dello stesso Veneziano e anche di Masaccio, contribuendo a formare quello stile che successivamente caratterizzò tutte le opere di Piero della Francesca.

LE PRIME OPERE

Proseguendo nella biografia di Piero della Francesca pittore, ci ritroviamo nel 1435-1440, quando egli realizzò “Madonna col Bambino”, oggi presente nella Collezione Contini Bonacossi e legata alla figura di Piero circa cinquecento anni dopo.

Se tralasciamo il lavoro appena citato, la prima opera ufficiale di Piero della Francesca potrebbe essere il “Battesimo di Cristo”, oggi conservato a Londra, presso la National Gallery; stando agli studi effettuati, questo lavoro dovrebbe essere stato realizzato nel 1439, ma secondo una tesi contrastante, potrebbe essere stato dipinto molti anni dopo, ovvero nel 1460.

Tra le successive opere di Piero della Francesca, possiamo ricordare quella del 1442, ovvero il “Polittico della Misericordia, destinato alla Confraternita della Misericordia di Sansepolcro, al fine di ornare l’altare della chiesa nella quale si trovavano. Quest’opera è molto interessante, poiché in una delle tavole, possiamo ritrovare la figura di San Bernardino da Siena con l’aureola, il quale venne effettivamente santificato nel 1460, e quindi l’opera doveva essere stata completata attorno a quella data.

I VIAGGI

Dopo il soggiorno presso Sansepolcro, Piero della Francesca comincia a viaggiare tra varie corti, man mano che la sua fama si consolida; stando alle fonti, ritroviamo dei suoi interventi ed affreschi nelle corti di Urbino, Bologna e Ferrara (in particolare in quest’ultima città incontra un importante pittore fiammingo, Rogier van der Weyden, dal quale apprende molte caratteristiche che utilizzerà all’interno delle sue opere successivamente).

Tra le varie destinazioni dei viaggi del Piero della Francesca pittore, dobbiamo ricordare che nel 1450 si trovava ad Ancona, dove realizzò il “San Girolamo penitente” e successivamente anche il “San Girolamo e il donatore Girolamo Amadi”.

Nel 1451 si sposta a Rimini, dove viene “assunto” dalla famiglia Malatesta. Qui realizza il Ritratto di Sigismondo Pandolfo Malatesta che si conferma tutt’ora come una delle opere più apprezzate di tutta la sua carriera, e successivamente realizza anche “San Sigismondo e Sigismondo Pandolfo Malatesta”. Sempre a Rimini conosce anche Leon Battista Alberti.

Nel 1452 si sposta ad Arezzo per sostituire e completare il lavoro di Bicci di Lorenzo (che non aveva completato a causa della sua morte) che stava effettuando all’interno della Cappella Maggiore di San Francesco ad Arezzo, e così tra le opere di Piero della Francesca si aggiungono le popolari “Storie della Vera Croce”.

Terminati alcuni lavori in Toscana, Piero della Francesca si sposta a Roma tra il 1458 e il 1459, per mettersi a disposizione di Papa Pio II. Tra i suoi lavori più importanti in questo periodo, ricordiamo alcuni affreschi che effettuò nel Palazzo Apostolico, che però molti anni dopo verranno eliminati per fare spazio alle “Stanze Vaticane” di Raffaello Sanzio.

Proprio in questi anni, Piero della Francesca realizza alcuni dei suoi lavori più importanti, come la Flagellazione e la Madonna del Parto (quest’ultima viene realizzata nel 1455 per i funerali della madre). Roma si rivela essere un importante luogo dove si incrociano molti artisti, e qui Piero della Francesca rimane influenzato nuovamente dal mondo della pittura fiamminga. Nel tentativo di creare delle opere innovative, il pittore realizza il  “Sogno di Costantino”.

Nel 1460 ritorna a Sansepolcro, dove completa il “San Ludovico di Tolosa” e nel 1466 realizza l’affresco della “Maddalena” nel Duomo di Arezzo. Nel 1467 si sposta a Perugia per un commissionato dalle suore del convento di Sant’Antonio, e l’anno successivo si nasconde a Bastia Umbra per sfuggire alla peste dilagante.

Circa due anni dopo conclude “Il Polittico di Sant’Agostino”, iniziato nel 1454, il quale include al suo interno tantissimi aspetti innovativi e che caratterizzeranno anche le sue produzioni future. Conclusa quest’opera, si sposta ad Urbino per circa quattro anni, dove sarà a disposizione presso la corte di Urbino di Federico da Montefeltro, dove realizza alcune delle sue opere più illustri , tra cui il “Doppio ritratto dei duchi di Urbino”, ma anche la celebre Madonna di Senigallia e la “Pala di Brera”.

Concluso il periodo urbinate, ritorna a Sansepolcro, dove realizza qualche ultima opera, tra cui l’interessante “Natività” ed anche la “Madonna col Bambino e quattro angeli”. Nel 1482, si trasferisce a Rimini, dove concentra la propria attenzione su un interessante trattato: il libellus“De quinque corporibus regularibus”, avente per soggetto la geometria euclidea, ispirata alle teorie di Platone e dedicato a Guidobaldo da Montefeltro.

Negli anni successivi abbiamo qualche sporadica informazione: sembrerebbe che negli ultimi anni della sua vita Piero della Francesca venne colpito da una seria malattia agli occhi che non gli permisero di dedicarsi fino in fondo alla pittura. Muore il 12 Ottobre 1492 a Sansepolcro.

Dario Mastromattei

Sono un blogger assetato di conoscenza curioso ed appassionato di tecnologia. Il mio obiettivo è far scoprire i capolavori e la bellezza dell'arte nell'era digitale.

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