Madonna in gloria di serafini di Sandro Botticelli: analisi completa dell’opera

Sandro Botticelli è un grande artista del Quattrocento, autore di tanti importanti lavori che hanno lasciato un segno importante nella storia dell’arte moderna occidentale. Tra le sue opere più importanti, abbiamo già visto Ritorno di Giuditta a Betulia e la grande serie di tempere su tavola intitolate Nastagio degli Onesti, ed oggi proseguiremo a conoscere maggiormente questo artista andando a studiare l’opera intitolata Madonna in gloria di serafini.

Qui potrete leggere tutte le informazioni e dettagli relative a questa Madonna di Botticelli, partendo prima dalla data di realizzazione, dimensioni e luogo di conservazione, e successivamente passeremo all’analisi stilistica del lavoro di Sandro Botticelli.

Madonna in gloria di Serafini Sandro Botticelli analisi

“Madonna in gloria di Serafini” Sandro Botticelli

Data di realizzazione: 1469-1470

Dimensioni: 120 x 65 cm

Dove si trova: Galleria degli Uffizi, Firenze

Non abbiamo molte informazioni riguardo la storia di quest’opera; la destinazione originaria di questa Madonna di Botticelli è infatti ignota, ed è stata registrata per la prima volta all’interno degli inventari degli Uffizi solo nel 1784.

Ci sono state molte discussioni riguardo l’attribuzione di questa tempera su tavola a Botticelli: alcuni critici pensano che si tratti senza dubbio di un lavoro di Botticelli giovane, influenzato dallo stile del Verrocchio, mentre altri pensano che possa essere un lavoro di Filippo Lippi.

Volendo condividere la teoria della stragrande maggioranza dei critici, ed attribuendo questo lavoro a Botticelli, è possibile notare alcuni elementi molto interessanti in questa tavola: i protagonisti sono la Vergine, rappresentata con un’espressione pensierosa, ed il Bambino, sulle ginocchia della propria madre, dipinto con la mano alzata, tradizionale gesto di benedizione.

Attorno ai due protagonisti si notano un gran numero di serafini che li circondano completamente, quasi come se fosse un’ulteriore cornice del quadro.

Il forte chiaroscuro che mette in primo piano i protagonisti, facendo scivolare i serafini in secondo piano ricorda il tipico stile del Verrocchio, ed è stato un punto fondamentale che ha permesso l’attribuzione di questo lavoro al giovane Botticelli, artista di bottega.

Il Bambino è facilmente attribuibile a Botticelli poiché è molto simile anche in altre composizioni dello stesso artista, come si può notare nella Madonna della Loggia.

Il fatto che il Bambino sia stato rappresentato nell’atto di benedire, lascia intendere che egli sappia del proprio ruolo sacro.

Maria ha una veste scura, da cui emerge in netto contrasto un abito di un rosso acceso, che risalta nell’intera composizione. Il volto ovale di Maria ed il suo corpo allungato ricorda molto lo stile di Filippo Lippi.

 

 

Dario Mastromattei

Sono un blogger assetato di conoscenza curioso ed appassionato di tecnologia. Il mio obiettivo è far scoprire i capolavori e la bellezza dell'arte nell'era digitale.

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