Madonna di Senigallia di Piero della Francesca: analisi completa dell’opera

Scopriamo oggi un altro lavoro di Piero della Francesca, leggendario artista del Quattrocento, i cui studi e le opere da lui realizzate, hanno costituito un patrimonio di importanza indefinibile per i posteri e per gli artisti che si ispirarono al suo stile pittorico. Dopo aver analizzato a fondo il “Ritratto di Sigismondo Pandolfo Malatesta”, oggi andremo a studiare da vicino un altro importante lavoro di questo artista, intitolato “Madonna di Senigallia”.

All’interno di questo articolo troverete la storia legata alla sua trasmissione fino all’ultima locazione nella quale è conservata attualmente, poi effettueremo la descrizione approfondita dell’opera, così da avere un quadro completo di tutte le caratteristiche di questo quadro di Piero della Francesca.

Madonna opera Piero della Francesca Quattrocento

“Madonna di Senigallia” Piero della Francesca

Data di produzione: 1470-1485

Dimensioni: 61 x 53,5 cm

Dove si trova: Galleria Nazionale delle Marche, Urbino

La storia della “Madonna di Senigallia” è abbastanza complicata, e vi riporteremo qui i fatti fondamentali della sua storia. L’opera è stata realizzata probabilmente in occasione del matrimonio tra Giovanna da Mmontefeltro, figlia del celebre Federico da Montefelro, con Giovanni della Rovere, il quale era un altro potente signore di Senigallia.

Anche se il nome dell’opera potrebbe lasciar intendere che l’opera subito dopo il matrimonio potesse essere conservata all’interno della Chiesa di San Francesco a Senigallia, la cosa è cronologicamente impossibile, poiché l’opera fu realizzata prima ancora della costruzione della chiesa, la quale venne edificata nel 1491; probabilmente però, dopo la costruzione della stessa chiesa, per un indeterminato periodo, la “Madonna di Senigallia” venne conservata in tale chiesa.

Molti anni dopo, nel 1915, a causa dei bombardamenti che colpirono la città di Senigallia, per garantire l’incolumità dell’opera di Piero della Francesca, quest’ultima venne trasportata nel Palazzo Ducale di Urbino; circa sessanta anni dopo, questo lavoro ed anche la “Flagellazione di Cristo” di Piero della Francesca, vennero rubati dal Palazzo Ducale, ma fortunatamente, nel giro di qualche mese, tutto il bottino venne ritrovato e riportato in sede, dove si trova tutt’ora.

Riassunta brevemente la storia dell’opera, adesso passiamo alla descrizione dell’opera: al centro del dipinto troviamo la Vergine Maria in piedi con in braccio il bambino, mentre in secondo piano, alle spalle della coppia troviamo due angeli. La Vergine tocca i piedi del Bambino in modo amorevole, mentre il suo sguardo sembra essere pensieroso, quasi come se già sapesse della tragica morte che Gesù avrà in futuro.

Il Bambino, viene ritratto da Piero della Francesca con un braccio alzato, ovvero nell’atto di benedire, mentre nell’altra mano trattiene una piccola rosa bianca, un simbolo tipicamente utilizzato per rappresentare la purezza della Vergine. Facendo bene attenzione alla figura del Bambino, è possibile notare che indossa al collo una collana con un corallo: questo accessorio veniva utilizzato in passato per proteggere simbolicamente i bambini, ma facendo bene attenzione al colore rosso, è possibile ricollegarlo anche alla Passione di Cristo.

Spostando lo sguardo alle spalle del gruppo di personaggi, sulla destra è possibile notare delle mensole nel muro, circondate da una cornice scolpita e finemente decorata. Dall’altro lato, sulla sinistra, si apre un corridoio con finestra, dove provengono due raggi di sole, illuminando l’ambiente e rendendo visibile il pulviscolo atmosferico lungo la sezione illuminata. La forte luce proveniente dall’esterno, permette di scoprire meglio alcuni dettagli dell’ambiente, come ad esempio il cesto sulla mensola inferiore sulla destra del dipinto, o anche la scatola presente sulla mensola superiore.

La luce ha un ruolo dominante all’interno della “Madonna di Senigallia” di Piero della Francesca, “abbracciando” tutta la scena, e riflettendosi anche sui personaggi ed in particolare sulle vesti ed i gioielli di quest’ultimi. La luce solare, penetrando attraverso la finestra, allude simbolicamente anche al mistero dell’Incarnazione, legato alla gravidanza di Maria, la quale non ha perso la sua purezza né nella concezione, né nel parto.

I colori tenui utilizzati tradiscono un forte influsso della pittura fiamminga in questa composizione, e a rendere ancor più certa questa ipotesi è la rappresentazione delicata del velo della Vergine e dei panneggi delle vesti di tutti i protagonisti.

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Dario Mastromattei

Sono un blogger assetato di conoscenza curioso ed appassionato di tecnologia. Il mio obiettivo è far scoprire i capolavori e la bellezza dell'arte nell'era digitale.

2 Risposte

  1. Mariarosa Tonghini ha detto:

    Commento interessante. Ci sono i contenuti principali e l’analisi è piacevole! Grazie

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