I Macchiaioli: Gli Artisti Della Macchia, Del Colore E Della Natura

Caratteristiche

  • La parola Macchiaioli viene usata per la 1° volta quando c’è la mostra nel 1861 della Società Promotrice di Firenze
  • I dipinti di questi artisti rappresentano paesaggi e figure realizzate accostando macchie di colore
  • Si riuniscono al Caffè Michelangiolo di Firenze, dove si incontrano anche altri artisti ed intellettuali
  • Diego Martelli è il critico d’arte che supporta i Macchiaioli
  • Le loro idee pittoriche anticipano quelle degli Impressionisti
  • Gli artisti del gruppo partecipano agli eventi del Risorgimento
  • Odiano la pittura accademica e storica, vogliono ritrarre soggetti contemporanei ritratti dal vivo
  • Secondo loro la pittura equivale all’immagine che si forma sulla retina dell’occhio, composta da contrasti di macchie
  • Realizzano le forme mettendo macchie di colore senza chiaroscuro (spesso usano anche il colore puro senza diluirlo)

Opere Principali

“Rotonda dei Bagni Palmieri” Giovanni Fattori (in alto), “L’Alzaia” Telemaco Signorini (al centro), “Il Pergolato” Silvestro Lega (in basso)

Storia e Caratteristiche

I Macchiaioli sono il primo gruppo di artisti indipendenti che ha lasciato il segno – con la loro tecnica – nel mondo dell’arte dell’800.

Non sappiamo con certezza dove sia nato il loro nome.

La prima volta che è stata usata questa parola è stato il 1862: un giornalista ha scritto su Nuova Europa, parlando della mostra organizzata dalla Società Promotrice di Firenze in quell’anno, che gli artisti presenti sono dei ribelli e che hanno in testa di trasformare l’arte.

Insomma, è una critica.

Ma i membri del gruppo non se la prendono, anzi, decidono di prendere la parola Macchiaioli e di usarla come loro nome.

Secoli prima con l’espressione fare alla macchia voleva dire raffigurare in fretta qualcosa, come una specie di bozza.

Ed i macchiaioli riprendono un po’ questo senso, mettendo sulla tela delle macchie di colore e generando dei forti chiaroscuri nelle loro scene.

Il gruppo è composto da una quindicina di ragazzi (tutti appartenenti a differenti classi sociali) nati tra il 1820 ed il 1835.

Ciò che li accomuna è il desiderio di eliminare le regole della pittura accademica che ostacolano la creatività degli artisti.

Ecco chi sono:

  • Giuseppe Abbati
  • Cristano Banti
  • Odoardo Borrani
    Vincenzo Cabianca
  • Adriano Cecioni
  • Giovanni Costa
  • Vito d’Ancona
  • Serafino de Tivoli
  • Giovanni Fattori
  • Silvestro Lega
  • Raffaello Sernesi
  • Telemaco Signorini
  • Giovanni Boldini
  • Giuseppe de Nittis
  • Federico Zandomeneghi

Anche se non sono tutti toscani, il gruppo macchiaiolo si riunisce spesso a Firenze.

Ed il motivo è semplice: in quel periodo moltissimi giovani prendono parte al Grand Tour, un grande viaggio di studio nelle principali città d’Europa.

Firenze è una tappa fondamentale grazie ai suoi musei e biblioteche.

Il movimento dei macchiaioli ha origine nel 1855 e finirà nel 1870.

La loro avventura dura quasi 20 anni.

Nel gruppo tutti ammirano la campagna (soprattutto quella che circonda Siena) perché offre tantissimi spunti per dipingere.

Non vogliono lavorare all’interno dello studio e vogliono ritrarre le scene dal vivo (anticipando le stesse idee degli Impressionisti).

Il gruppo si riunisce spesso al Caffè Michelangiolo, un locale molto frequentato da artisti e studiosi.

Tra i membri fondamentali degli artisti macchiaioli spicca Diego Martelli, un critico molto conosciuto anche in Europa (pensa che ha capito prima di molti altri il ruolo fondamentale dell’Impressionismo).

Nel settembre 1861 c’è il primo contatto tra questi artisti ed il pubblico, in occasione dell’Esposizione Nazionale di Belle Arti presso il parco delle Cascine di Firenze.

L’evento è stato organizzato per celebrare l’Unità di Italia.

E così partecipano un sacco di artisti, compresi i pittori macchiaioli.

Ne approfittano per far capire alle persone che loro desiderano dipingere all’aria aperta, cercando di mettere in risalto le emozioni e le scene di natura.

Un paio di anni prima Giovanni Fattori ha realizzato un’opera che inizia a rappresentare bene le caratteristiche della pittura macchiaiola.

Nella sua tela Soldati francesi del ’59 ritrae delle truppe francesi in Italia, accampate vicino al Pratone delle Cascine a Firenze.

“Soldati Francesi del ’59” Giovanni Fattori

In questa scena studia con attenzione le sagome e le divise dei soldati sotto il sole, cercando di trattenere i dettagli fondamentali sulla tela.

La sua è un’opera controcorrente dato che a Firenze – in quel periodo – tutti vogliono vedere opere d’accademia (o perlomeno romantiche).

L’aspetto più interessante del lavoro di Fattori è che rappresenta i soldati non per celebrarli, ma per mettere in evidenza il loro lato più umano.

Per lui questi soldati sono soltanto vittime di eventi che non possono controllare.

Passa poco tempo e quest’opera è soltanto l’inizio della pittura di macchia.

In seguito i macchiaioli si concentrano su migliorare la resa della luce.

E non solo: un altro fattore che unisce i membri del gruppo è il loro sentimento patriottico.

Tutti partecipano in modo attivo al Risorgimento in Italia.

Nel 1861 il critico Diego Martelli eredita dal padre una gigantesca tenuta che si estende dalla costa di Castiglioncello fino a Nibbiaia.

Quando vede questo sterminato terreno ha un’idea e decide di bonificarlo, realizzando delle grandi zone per coltivare grano e per tagliare legna.

Dopo averlo trasformato in un luogo accogliente, Diego invita qui i suoi amici più stretti che frequentano il Caffè Michelangiolo.

Si vedono alla tenuta sempre più spesso, fino a fondare la Scuola di Castiglioncello.

Alcuni membri qui perfezionano il proprio stile artistico sul paesaggio.

Nelle loro opere:

  • La natura è protagonista
  • Le opere sono in orizzontale (su supporti lunghi e stretti)
  • C’è grande interesse sulla variazione della luce e sui toni squillanti di questo particolare ambiente
  • C’è la riflessione – quasi malinconica – dell’artista riguardo il luogo attorno a sé che cambia di continuo

Ma non tutti i macchiaioli vanno a Castiglioncello.

Altri preferiscono prendere altre strade, portando alla nascita della Scuola di Piagentina.

Le opere degli artisti di questa “scuola” si concentrano sulla vita nelle ville di campagna e sulla psicologia dei personaggi femminili.

I principali esponenti della Scuola di Piagentina sono Silvestro Lega ed Odoardo Borrani.

Molti studiosi cercano una somiglianza tra Macchiaioli ed Impressionisti, ma i 2 “gruppi” appartengono a realtà sociali diverse. In compenso, però, si assomigliano per quanto riguarda l’incomprensione dei loro lavori da parte delle istituzioni; e poi sono costretti a combattere per ottenere anche un minimo riconoscimento da parte della società.

I macchiaioli non sono molto fortunati.

Le loro opere non vengono vendute con facilità e devono trovare sempre qualche idea per tirare avanti.

È vero, ci sono le mostre annuali tenute dalla Società Promotrice (qualcuno riesce a vendere anche qualche opera in privato), ma non basta.

Alcuni membri del gruppo cominciano a pensare di trasferirsi a Parigi.

Lì ci sono delle persone che possono aiutarli, come ad esempio Durand-Ruel, il quale spesso fa da mediatore tra artisti e compratori e permette ad entrambi di guadagnare.

E così Giovanni Boldini, Federico Zandomeneghi, Giuseppe de Nittis, Serafino de Tivoli e Vito d’Ancona vanno nella capitale francese.

Diego Martelli fa del suo meglio per cercare di mediare tra i membri del gruppo rimasti a Firenze e quelli che sono appena andati via.

Ma è troppo tardi.

I ragazzi di Parigi vengono influenzati dalla città e cominciano a perdere interesse per la pittura dei macchiaioli.

Soltanto Giovanni Fattori, Silvestro Lega e Telemaco Signorini rimangono coerenti ai temi della campagna (aggiungendo qua e là qualche dettaglio e riflessione sociale).

Telemaco Signorini, in particolare, viaggia un sacco per l’Italia e scopre luoghi incantevoli (come le Cinque Terre e l’Isola d’Elba): ritrae spesso le sue mete aggiungendo un tocco dello stile artistico europeo, mostrando qualche influenza impressionista.

Andando avanti nel tempo – anche lui – si concentra molto sulla condizione degli uomini con maggiore drammaticità, come si vede in La toilette del mattino.

Signorini è un giramondo e conosce un sacco di luoghi (Cinque terre, Isola d’Elba, ecc.). Ritrae spesso queste terre con un tocco di stile europeo, quasi con qualche influenza impressionista. Comincia anche lui a mostrare la condizione umana in modo più drammatico, come si vede in La toilette del mattino.

“La Toilette del Mattino” Telemaco Signorini

L’eredità artistica lasciata da questi ultimi 3 artisti (Silvestro Lega, Giovanni Fattori e Telemaco Signorini) sarà colta da una nuova generazione di pittori toscani, che si affermeranno con le loro mostre tra gli anni Settanta-Ottanta dell’800.

Dario Mastromattei

Sono un blogger curioso ed appassionato di tecnologia. Il mio obiettivo è far conoscere i capolavori della storia dell'arte nell'era digitale.

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