La Muta di Raffaello Sanzio: analisi completa del quadro

Oggi cominciamo il viaggio in compagnia di un altro artista leggendario, le cui opere hanno scritto importantissime pagine della storia dell’arte: Raffaello Sanzio. Dopo aver completato l’itinerario tra le opere più importanti di Jacques-Louis David, oggi cominciamo questa nuova avventura in compagnia di questo importantissimo artista.

Il primo quadro che andremo ad analizzare è intitolato “La Muta” ed è una delle opere meno conosciute del maestro. Qualora voleste saperne di più, oltre a tutti i dettagli che vi proporremo all’interno di questo articolo, potete trovare qui sotto una vasta selezione di testi che vi permetteranno di approfondire la conoscenza dell’abilità e delle opere di Raffaello.

Raffaello Sanzio La Muta analisi

Raffaello Sanzio “La Muta”

Data di produzione: 1507

Dimensioni: 64 x 48 cm

Dove si trova: Galleria Nazionale delle Marche, Urbino

Per la prima volta che sentiamo parlare di quest’opera è quando è stato redatto l’inventario dei beni del cardinale decano Carlo de’ Medici nel 1666, il quale successivamente è stato trasferito prima a Palazzo Pitti, poi alla villa di Poggio a Caiano, per poi passare anche negli Uffizi nel 1773. Nel 1927 arriva ad Urbino dove è conservata tutt’ora.

L’opera è stata rubata nel 1975 insieme alla “Madonna di Senigallia” “Flagellazione di Cristo”, entrambe di Piero della Francesca, ma l’anno successivo tutte e tre sono state ritrovate integre.

L’opera probabilmente è stata commissionata da una famiglia locale di Firenze, forse i Della Rovere; si è giunta a questa conclusione poiché il soggetto rappresentato potrebbe essere Giovanna Feltria, moglie di Giovanni della Rovere. Adesso procediamo con l’analisi stilistica dell’opera.

La donna rappresentata è voltata di tre quarti verso sinistra, e senza dubbio ricorda l’altra celebre opera di Leonardo da Vinci, “La Gioconda”. Raffaello dimostra la propria abilità in modo sublime, dipingendo le mani della donna appoggiate sulla cornice inferiore del quadro, quasi come se fosse appoggiata ad un supporto non visibile allo spettatore.

La forte luminosità presente nel quadro e anche gli innumerevoli dettagli presenti nell’abbigliamento della donna, lasciano trasparire una forte influenza artistica proveniente dal mondo pittorico fiammingo; a proposito dell’abbigliamento, bisogna notare le bellissime tonalità dei vari strati delle vesti che si mescolano perfettamente, passando dal rosso fino a giungere alla camicia di lino che presenta diversi ricami color nero.

Alla mano destra, la donna porta un anello di una forma curiosa, probabilmente appartenente al mondo nordico e sono in netto contrasto con gli anelli di zaffiro e rubino presenti invece sulle dita della mano sinistra e che simbolicamente indicano castità e prosperità. Rimanendo sempre in tema di accessori, la protagonista indossa una un pendente con una croce in cui è incastonato uno smeraldo.

Grazie a delle analisi realizzate con strumenti molto avanzati, è stato possibile annotare che probabilmente ci sono state alcune modifiche posteriori al completamento dell’opera, tutte riconducibili al fatto di voler rendere la donna ancor più seria e composta.

Infine, il titolo del quadro, ovvero “La Muta” è molto interessante e tutt’ora è stato oggetto di innumerevoli studi: la posizione delle mani, l’indice alzato della mano sinistra, lo sguardo e l’espressione trasmettono una forte malinconia, forse legata ad un lutto per il quale la donna soffre, teoria sulla quale, molti storici e critici hanno concordato.

Dario Mastromattei

Sono un blogger assetato di conoscenza curioso ed appassionato di tecnologia. Il mio obiettivo è far scoprire i capolavori e la bellezza dell'arte nell'era digitale.

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