Il pifferaio di Manet: analisi completa del quadro

Proseguiamo il nostro viaggio tra gli artisti e le loro opere che riempiono la storia dell’arte: dopo aver visto il leggendario Giotto ora è il momento di tornare ancora una volta nel gruppo dei pittori denominati Impressionisti con un altro artista che ci accompagnerà nelle prossime settimane, ovvero Édouard Manet. Il primo quadro che prendiamo in analisi di questo importantissimo artista francese è intitolato Il pifferaio.

Il pifferaio Manet analisi

“Il pifferaio” Manet

Data di produzione: 1866

Dimensioni: 168 x 98 cm

Dove si trova: Musée d’Orsay, Parigi

Manet senza dubbio è uno degli artisti più interessanti nel gruppo degli impressionisti che abbiamo imparato a conoscere sempre meglio grazie alle opere di altri importanti pittori come Renoir o anche Monet, e con questo quadro cerchiamo di scoprire le caratteristiche principali che contraddistinguono lo stile di questo artista.

Il soggetto de Il pifferaio è un ragazzo vestito con l’abbigliamento tipico di chi appartiene alla banda della Guardia Imperiale. Dando un’occhiata a più da vicino al ragazzo che fa da soggetto, sembrerebbe che quest’ultimo assomigli parecchio al figlio dell’artista chiamato Léon, ma non ci sono prove certe a testimoniare che questa teoria sia concreta.

In quest’opera si possono notare ben due tradizioni pittoriche che confluiscono in un unica composizione, ovvero quella spagnola, che si richiama esplicitamente a Velázquez, che nella sua carriera ha effettuato una serie di opere intitolate ritratti di nani e buffoni dove tutti i soggetti avevano delle posture identiche a quella del soggetto del quadro di Manet, e l’altra tradizione invece è quella giapponese tanto cara ai pittori impressionisti e non solo (basti guardare quest’opera di Van Gogh), e lo si nota soprattutto per il “peso” che viene dato alla figura che risalta in maniera netta rispetto allo sfondo molto scarno e povero di dettagli.

I colori delle vesti del protagonista sono molto accesi e fanno da contrasto al colore verdognolo/giallo che domina invece sullo sfondo e proprio la scelta di tali colori per lo sfondo permettono al ragazzo di risaltare rispetto a tutto il resto del quadro. Questo quadro non venne accettato al Salon di Parigi nel 1866 e il rifiuto dell’esposizione di quest’opera fece si che lo scrittore Émile Zola scrisse un articolo dove difendeva a spada tratta lo stile di Manet e che gli permise successivamente di ottenere popolarità e di qualificarsi come uno degli artisti più influenti del suo tempo.

Dario Mastromattei

Sono un blogger assetato di conoscenza curioso ed appassionato di tecnologia. Il mio obiettivo è far scoprire i capolavori e la bellezza dell'arte nell'era digitale.

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