Giuditta I e Giuditta II di Klimt: La Trasformazione Dell’Eroina Biblica

“Giuditta I” (Sinistra) e “Giuditta II” (Destra) Gustav Klimt

Giuditta I

“Giuditta I” Gustav Klimt
Data di Realizzazione1901
Dimensioni84 x 42 cm
TecnicaOlio su tela
Dove si TrovaÖsterreichische Galerie Belvedere, Vienna
Informazioni Giuditta I Klimt

Elementi chiave

  • Donna molto sensuale, diversa dalla solita Giuditta ritratta da altri artisti (come Artemisia Gentileschi e Caravaggio)
  • Donna protagonista assoluta della tela, la testa di Oloferne è quasi scomparsa in basso a destra
  • La modella che ha posato per Giuditta è Adele Bloch-Bauer, amica del pittore

Giuditta I è uno dei più importanti lavori di Klimt.

Molti conoscono la tela anche con il titolo di Giuditta e Oloferne, ma la protagonista assoluta è la donna.

Storia

Non c’è niente da dire sulla storia di questo lavoro.

Klimt l’ha completata nel 1901.

Da quel momento è sempre stata conservata nell’Österreichische Galerie Belvedere di Vienna.

Una 2° versione della Giuditta di Klimt si trova alla Galleria internazionale d’arte moderna di Venezia (ed è del tutto diversa, ma te ne parlerò più avanti in questo articolo).

Descrizione

Giuditta è un’eroina.

La sua storia è raccontata nella Bibbia.

Per fartela breve, Betulla, la città della donna è sotto assedio da parte dell’esercito assiro, comandato dal generale Oloferne.

Dato che l’esercito è molto forte, serve uno stratagemma per batterlo.

Così Giuditta decide di sedurlo entrando nella sua tenda di notte. E quando l’uomo abbassa la guardia, lei ne approfitta e gli taglia la testa.

Tantissimi artisti hanno ritratto questa storia, come si vede nella Giuditta ed Oloferne di Artemisa Gentileschi o nella versione di Caravaggio.

Ma Klimt prende un’altra strada.

Altri artisti hanno messo in risalto il coraggio della donna: lei è lo strumento della salvezza di Dio.

Ma per mettere in atto la Sua volontà deve sporcarsi le mani e sia Artemisia Gentileschi che Caravaggio lo hanno messo in risalto.

Confronto Giuditta decapita Oloferne Artemisia Gentileschi Napoli Firenze analisi
Giuditta che decapita Oloferne (Versione Napoli a sinistra)/ Giuditta che decapita Oloferne (versione Firenze, a destra)

Klimt sembra che voglia nascondere la violenza e mettere in primo piano soltanto la donna.

È lei che al centro di tutta la tela, mentre la testa di Oloferne si vede a malapena sulla destra dell’opera.

Particolare della testa di Oloferne

Non c’è nessuna traccia dell’arma usata per decapitare il generale e non c’è neanche una traccia di sangue.

Giuditta è la protagonista assoluta al 100%.

Ma la Giuditta Klimt ricorda anche un’altra opera: Le Péché del pittore tedesco Franz von Stuck.

“La Péché” Franz von Stuck

In entrambe le opere viene messa in risalto la parte centrale del corpo delle 2 donne.

Confronto “Giuditta I” (Sinistra) e “La Péché” (Destra)

Analizziamo un momento la composizione dell’opera di Klimt: è strutturata dalle linee verticali del corpo e delle linee orizzontali del braccio, le spalle del colletto e la base dei capelli.

Composizione dell’opera

Ed ora guarda il volto de la Giuditta Klimt.

Particolare del volto di Giuditta

Ha un’espressione mista tra felicità e seduzione.

La testa è rialzata, simbolo di orgoglio, mentre l’espressione sensuale è evidenziata anche dalle labbra socchiuse.

C’è un netto contrasto tra i capelli neri e la luminosità dello sfondo, donando eleganza a tutta l’opera.

La donna ha un’acconciatura alla moda, messa in risalto anche dagli alberi stilizzati a ventaglio che stanno sui lati.

Particolare degli alberi in secondo piano

Ed ora guarda il vestito della Giuditta I Klimt: è arruffato, un po’ trasparente ed evidenza il torso nudo della donna. Questo vestito è il simbolo del fatto che ha sedotto il nemico Oloferne prima di ucciderlo.

Particolare del vestito

Quest’opera è carica di fascino e sensualità (che spariranno del tutto nella 2° versione dell’opera).

Anche se Giuditta è la donna prescelta da Dio per svolgere un compito, allo stesso tempo è una femme fatale.

La modella che ha posato per Giuditta è Adele Bloch-Bauer, amica di Klimt e protagonista anche di altri lavori dell’artista.

La Versione di Ostrava

“Giuditta” (Versione di Ostrava)

Nella Galleria di Belle Arti di Ostrava è conservata una variante della Giuditta I di Klimt, realizzata nel 1904-1905.

Molti critici pensano che quest’opera non sia stata realizzata da Klimt.

Comunque quest’opera è stata firmata 2 volte:

  1. GK in basso a sinistra
  2. Gustav Klimt in basso a destra
Particolare delle due firme

Le versioni di Vienna e di Venezia invece sono firmate una volta sola (questa differenza fa pensare che questa della Galleria di Belle Arti di Ostrava sia una copia).

Il curatore della galleria d’arte invece dice di concentrarsi sul retro dell’opera: lì c’è un francobollo ed una nota dello storico dell’arte/direttore della Galleria Nazionale di Berlino (ha avuto questo incarico dal 1909 al 1933) Ludwig Justi dove riporta i nomi dei precedenti proprietari dell’opera.

Ritiene che questa sia una prova sufficiente per dire che questa sia una vera opera di Klimt.

Giuditta II

“Giuditta II” Gustav Klimt
Data di Realizzazione1909
Dimensioni178 x 46 cm
TecnicaOlio su tela
Dove si TrovaGalleria Internazionale d’Arte Moderna, Venezia
Informazioni Giuditta II Klimt

Elementi chiave

  • Del tutto diversa dalla Giuditta I
  • Opera molto verticale
  • Donna occupa tutta la tela, con una grandezza quasi monumentale

Giuditta II è stata realizzata nel 1909 ed è del tutto diversa dalla prima versione.

Qui la protagonista è rappresentata quasi del tutto (e non solo fino alla vita) e dà un ritmo verticale all’opera.

Il limite inferiore dell’opera taglia la gonna della protagonista, dando la sensazione che la scena continui verso il basso.

Molte delle opere di Klimt con donne protagoniste sono monumentali, quasi gigantesche; in questo caso mette in risalto il viso, il busto e le mani, mentre la testa di Oloferne è messa in basso a destra.

Particolare della testa di Oloferne

I capelli ed il vestito della donna sono scomposti, quasi squadrati e vanno in contrasto con il corpo sinuoso della protagonista.

Le linee a spirale si mischiano a cerchi colorati concentrici e forme geometriche (come triangoli e rettangoli).

Dario Mastromattei

Sono un blogger curioso ed appassionato di tecnologia. Il mio obiettivo è far conoscere i capolavori della storia dell'arte nell'era digitale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.