Giuditta e Oloferne di Caravaggio: il festival delle espressioni

Voglio farti conoscere un quadro che definirlo capolavoro è riduttivo. Io penso che si tratti di un lavoro davvero eccezionale; è stato dipinto da Michelangelo Merisi da Caravaggio, il famoso e tormentato pittore vissuto nel ‘600. Tutti i suoi quadri riassumono vari tratti del suo grande talento, ed anche quello che sto per farti scoprire oggi merita molta attenzione. L’opera che sto per spiegarti è intitolata Giuditta e Oloferne.

Tutti i particolari, le informazioni a proposito della storia ed i dettagli dell’opera sono fondamentali, e quindi ti suggerisco di fare molta attenzione. Ti garantisco che, quando avrai finito di leggere questo mio articolo:

  • Saprai con certezza chi erano Giuditta ed Oloferne, il motivo per cui la prima ha assassinato il secondo e in che libro è raccontata la loro storia
  • Conoscerai il perché la Giuditta di Caravaggio è un personaggio fondamentale nell’arte e nella vita del pittore
  • Guarderai da vicino i grandi particolari che contribuiscono a rendere quest’opera un capolavoro
  • Vedrai con i tuoi occhi un quadro sempre a proposito di questo soggetto, ovvero un Caravaggio ritrovato nel 2016

Allora, sei pronto a conoscere alla perfezione questo quadro? Cominciamo subito!

Giuditta e Oloferne Caravaggio analisi

“Giuditta e Oloferne” Michelangelo Merisi da Caravaggio

Data di produzione: 1599

Dimensioni: 145 x 195 cm

Dove si trova: Galleria nazionale di arte antica, Roma

STORIA

Siamo a Roma, negli ultimi anni del ‘600.

Caravaggio sa con certezza quello che vuole fare nella vita: diventare un pittore di successo ed è pronto a tutto pur di realizzare il suo sogno.

Essendo ancora molto giovane, però, la sua testardaggine lo ha fatto cadere più di una volta in trappola.

Devi sapere che, qualche anno prima (parliamo degli anni Novanta del ‘500), Caravaggio è appena arrivato a Roma, e nel giro di poco tempo, si è ritrovato a lavorare per un altro artista che aveva solo qualche anno in più di lui: il Cavalier d’Arpino.

Quest’uomo dimostra che non ha tempo da perdere con Caravaggio, ed invece di stargli vicino e di comprendere il suo grande talento, lo tratta come qualsiasi altro allievo che aveva in bottega e lo mette a dipingere delle copie di altri quadri per guadagnare.

Il giovane Merisi decide di stare al gioco (anche se dimostra sempre molta impazienza), fino a che, un giorno, dopo un incidente viene ricoverato in ospedale.

In questa occasione, il Cavaliere non si cura minimamente delle condizioni del suo lavoratore e non controlla come va la sua degenza nemmeno una volta.

Questa è la goccia che fa traboccare il vaso. Caravaggio è stanco di essere trattato così e quando si rimette in sesto, abbandona definitivamente la bottega del Cavalier d’Arpino e decide di intraprendere la carriera da “solista”.

Entra così in contatto con il suo amico Prospero Orsi, il quale lo mette in contatto con il mercante d’arte Costantino Spada.

Grazie al loro aiuto, non ci vuole molto prima che le opere di Caravaggio destino l’interesse del cardinale Francesco Maria del Monte, il quale, da grande intenditore d’arte, intuisce subito il talento del giovane pittore, e così lo prende come suo protetto e lo rende famoso.

Per Michelangelo ora la strada è in discesa, ma c’è solo una condizione che viene imposta dal cardinale: deve dipingere le opere solo e soltanto per lui e per la sua ristretta cerchia di amici potenti.

È in questo contesto che nasce anche il quadro di Caravaggio Giuditta e Oloferne.

È stato un amico del cardinale, il banchiere genovese Ottavio Costa a richiedergli l’esecuzione di questa tela, dopo essere rimasto affascinato dal suo talento.

Soddisfatto del lavoro che poi Caravaggio farà, Ottavio decide di ordinargli anche un altro paio di lavori: l’estasi di san Francesco e Marta e Maria Maddalena.

Michelangelo viene pagato ben 400 ducati per questo lavoro, e, a dirtela tutta, si tratta di un prezzo molto vantaggioso per lui, soprattutto contando il fatto che ancora non era famoso.

Comunque, quando si mette al lavoro e dipinge questa sua personalissima interpretazione di Giuditta decapita Oloferne, Ottavio rimane senza parole davanti alla sua bellezza.

Da buon mercante, capisce che presto quel quadro avrebbe avuto un valore molto alto, e così, nel suo testamento consiglia caldamente ai suoi eredi di non perderlo o venderlo assolutamente.

Purtroppo, dopo il testamento scritto da Ottavio, non abbiamo notizie di questa tela per diversi secoli.

Spunta nuovamente fuori nel 1950, quando il restauratore Pico Cellini, vede un quadro nella collezione della famiglia Coppi che gli ricorda molto lo stile di Caravaggio.

Pico così avverte Roberto Longhi (il più importante studioso della figura di Caravaggio e dei suoi lavori) e quest’ultimo va a vedere quest’opera dal vivo.

Dopo averla studiata con attenzione, non ha più alcun dubbio: si tratta del quadro Giuditta e Oloferne di Caravaggio.

Il ritrovamento dell’opera desta un grande successo, e così, dopo essere stata esposta in diverse mostre, viene trasportata alla Galleria nazionale d’arte antica di Roma, dove si trova ancora oggi.

LA STORIA DI GIUDITTA E OLOFERNE

Ma alla fine, chi sono Giuditta e Oloferne? E perché è così importante la decapitazione di Oloferne?

Ora ti spiego tutto.

La Giuditta e Oloferne storia è scritta nell’Antico Testamento: la puoi trovare nei testi Deuterocanonici, nel liro dedicato all’intera vita di Giuditta.

Questi 2 personaggi sono vissuti ai tempi di Nabocuodonosor, nel 6° secolo a.C.

La città dove abita Giuditta si chiama Betulia, ed un giorno è stata assaltata dalle truppe degli Assiri, guidati da Oloferne.

Giuditta è una giovane vedova ebrea, la quale, essendo molto coraggiosa, vuole fare qualcosa per proteggere il luogo dove vive.

Le truppe della città non riescono a competere con quelle di Oloferne, ed allora la ragazza decide di giocare d’astuzia ed elabora un piano.

Una notte, accompagnata da un’ancella fidata, si avventura nella tenda del generale assiro, e quest’ultimo, davanti alla bellezza della donna, pensa di poterla sedurre, e così abbassa la sua difesa e comincia a bere, ubriacandosi.

Avendo bevuto troppo, finisce per addormentarsi ed ecco l’occasione perfetta in cui avviene attacco con Giuditta che taglia la testa a Oloferne.

Improvvisamente, l’esercito degli Assiri si ritrova senza guida e non può più continuare ad assediare la città; in poco tempo tutte le truppe si ritirano e la città di Betulia è sana e salva.

Giuditta torna tra il suo popolo e gli vengono resi tutti gli onori. Lei ringrazia Dio con un salmo all’Eterno, e continuerà ad essere rispettata ed amata dalla città per il resto della sua vita.

DESCRIZIONE

Voglio farti conoscere il quadro di Caravaggio nei minimi dettagli.

Se stai guardando questo capolavoro per la prima volta, sono più che sicuro che la tua attenzione ricadrà immediatamente sull’espressione di ciascuno dei protagonisti.

Da una parte c’è quella strana determinazione che anima la Giuditta Caravaggio, poi c’è la paura disegnata sul volto di Oloferne e la rabbia della ancella che sembra spronare la giovane eroina, donandole quel coraggio di cui ha bisogno per fare questo folle gesto.

Particolare espressioni volti Giuditta Oloferne Caravaggio Roma analisi

I volti dei protagonisti

Oltre alle loro facce, devo anticiparti che ogni singolo dettaglio di quest’opera è importante, e tra poco te li mostrerò tutti.

Sai che prima di realizzare questo quadro, Caravaggio ha studiato l’intera storia di Oloferne e Giuditta?

Proprio così. E sono i dettagli a confermarlo: l’arma che la ragazza utilizza per uccidere il generale degli assiri è una lama arrotondata.

Particolare daga Giuditta Oloferne Caravaggio Roma analisi

Particolare della daga

Si tratta di una daga, un’arma dalla storia antica e proprio quella lama non del tutto dritta, ma dalla punta leggermente curva rimanda al mondo mediorientale.

Caravaggio studia talmente bene il contesto di questa storia che decide di rivoluzionarla e “svecchiarla”.

Giuditta, infatti, indossa un vestito delle donne del ‘600 e non del 6° secolo a.C.

Come avrai potuto intuire, questa ragazza ha un ruolo molto importante in questo quadro, e voglio svelarti qualcosa in più su di lei.

Ad esempio, chi è la modella che ha posato per il ruolo di Giuditta? 

Si tratta di Fillide Melandroni, ed è una cortigiana.

Non è la prima volta che Caravaggio lavora con lei, e a dirla tutta, ha avuto sempre un certo interesse nei suoi confronti.

Da una parte, l’ha utilizzata come modella per alcune delle protagoniste delle sue opere, come nella conversione della Maddalena e nella Santa Caterina d’Alessandria.

D’altro canto, dato il suo interesse, pensa che una volta è arrivato addirittura a combattere con un suo rivale, chiamato Ranuccio Tomassoni (una lotta che poi è degenerata in un vero e proprio duello che si è concluso con la morte di quest’ultimo).

Metti per un momento da parte i protagonisti del quadro e dai un’occhiata a quel bellissimo drappo rosso che risalta in secondo piano.

Particolare tenda rossa Giuditta Oloferne Caravaggio Roma analisi

Particolare del drappo rosso

Lo hai visto?

È colorato con un rosso molto intenso, e che, oltre a donare una certa teatralità alla scena, amplifica il gesto sensazionale dell’attacco a sorpresa di Giuditta.

Devo essere sincero.

Non è la prima volta che Caravaggio si serve di questo bel colore rosso. Esistono diverse tele che mostrano un utilizzo, in più di un’occasione, di questa tonalità in particolare.

Dà un’occhiata a quella grande tenda che pende dal soffitto nel quadro della Morte della Vergine e poi guarda anche come dipinge gli abiti dei 3 san Girolamo.

Particolare colore rosso opere Caravaggio analisi

Il rosso nelle opere di Caravaggio

Straordinario, vero?

È vero, in questo quadro di Giuditta e Oloferne, la tenda occupa solo una piccola porzione dello sfondo.

Ma il resto?

Diamo un’occhiata al resto dell’ambiente: non c’è nulla, è tutto buio.

No, non preoccuparti. Il quadro non è incompleto: si tratta solo di una caratteristica dello stile di Caravaggio.

Volendo, la possiamo chiamare “pittura a risparmio”. Il pittore si serve spesso di questa tecnica per far si che la nostra attenzione ricada direttamente sui protagonisti e non su elementi di poco conto che possano distrarci.

Con il passare degli anni, Michelangelo si troverà in situazioni molto pericolose, ed avrà sempre meno tempo da dedicare alle sue opere, ed infatti, i protagonisti dei futuri quadri sono immersi praticamente nel buio.

Se non sei ancora convinto che si tratti soltanto di una scelta stilistica, ti suggerisco di dare un’occhiata al quadro con il Sacrificio di Isacco degli Uffizi, dove Caravaggio mostra tutta la sua abilità anche nella resa dei paesaggi.

Chiudiamo questa parentesi riguardo gli ambienti dei quadri di Caravaggio, e torniamo a parlare di questo quadro commissionato da Ottavio Costa.

Guarda con attenzione l’uomo sulla sinistra, Oloferne.

Particolare corpo Oloferne Caravaggio Roma analisi

Particolare di Oloferne

Non trovi che la sua faccia sia tremendamente realistica?

Ha gli occhi allucinati e la bocca spalancata, come se stesse lanciando un ultimo urlo prima di morire definitivamente.

Probabilmente, fino a qualche qualche attimo prima, il generale stava cercando di lottare con tutte le sue forze all’attacco a sorpresa della ragazza.

Ora non c’è più nessuna possibilità: i suoi muscoli sono ipertesi e coinvolti in un’ultimo, straziante movimento d’impulso, un istante prima della sua morte.

Tenendo fede al racconto, Caravaggio dipinge un Oloferne privo della sua armatura e di conseguenza, senza alcuna possibilità di difesa.

Un momento. Guarda con attenzione il suo volto.

Particolare testa Oloferne Caravaggio autoritratto Roma analisi

Particolare della testa di Oloferne

Non ti sembra familiare?

Molti studiosi hanno speso un sacco di tempo ed energie a cercare di identificare chi potesse essere il modello che ha impersonato il generale degli Assiri, e sono giunti ad una conclusione: si tratta di Caravaggio.

Proprio così: si tratta di un autoritratto del pittore.

In effetti, non sarebbe la prima volta che il Merisi si presenti all’interno delle scene che lui stesso crea: c’è il suo profilo nel riflesso della brocca nel Bacco, e poi si rivede anche nel momento in cui san Matteo viene martirizzato.

Giustamente, potresti pensare: ma perché, essendo il creatore della scena, si è dato un ruolo così brutto? Non poteva dipingersi come un eroe in una altro contesto?

C’è una spiegazione a tutto questo.

Se leggi la vita di Michelangelo Merisi, in pochi attimi puoi renderti conto che si tratta di un uomo che è sempre stato attaccato alla vita e ai suoi piaceri: spende tutto quello che guadagna in bevute e in prostitute, poi partecipa attivamente a risse e causa guai continuamente.

Vivendo una vita così intensa, è naturale che abbia sviluppato una paura della morte, e questo autoritratto rappresenta proprio questo concetto: il timore di morire.

Ma non è una fissazione temporanea la sua: si tratta di un chiodo fisso che lo accompagna fino alla fine dei suoi giorni.

Dopo il violento combattimento con Ranuccio Tomassoni e la morte di quest’ultimo, la sua vita diventa un inferno: ha un’accusa di omicidio e una condanna a morte a cui può sfuggire soltanto nascondendosi qua e là.

Caravaggio veste nuovamente i panni del cattivo sconfitto ed ucciso anche in altre occasioni. come nel quadro di Davide con la testa di Golia, dove si capisce immediatamente che è la sua testa quella che pende tra le mani dell’eroe.

Penso che abbiamo parlato abbastanza di Oloferne.

È tempo di guardare più da vicino anche l’ancella complice di Giuditta in questo assalto.

Particolare volto espressione ancella vecchia Giuditta Oloferne Caravaggio Roma analisi

Particolare dell’ancella

È una donna molto vecchia e con delle rughe molto vistose; questi particolari, misti alla sua espressione di sdegno, piuttosto che renderla un ritratto, la fanno sembrare una caricatura.

Ma proprio come accade con lo sfondo buio, anche questo dettaglio ha un suo perché.

La donna è disegnata in questo modo per essere messa in contrasto con la purezza ed il fascino della protagonista Giuditta.

C’è un altro particolare che mette ancora più in evidenza questo contrasto: le dimensioni.

Giuditta, infatti è più alta e spicca in modo più deciso rispetto alla sua aiutante, che sprofonda in secondo piano.

Ed è ancora di questa Giuditta/Fillide di cui ti voglio parlare ancora.

Hai visto la sua faccia?

Particolare volto espressione Giuditta Fillide Caravaggio analisi

Particolare del volto di Giuditta

Ha un’espressione che sta a metà tra il disgusto ed il timore. Non dovrebbe essere così: nella storia originale la donna è un eroina più che decisa ad eseguire l’incarico per salvare la sua gente.

Caravaggio disegna una ragazza molto umana e lascia capire che non è incline ad uccidere persone. La sua paura è amplificata anche dalla distanza che pone fra sé ed il suo nemico; sembra quasi che voglia scappare ed allontanarsi da questo brutto incontro al più presto.

C’è anche un’altra cosa che non quadra.

La posizione che Giuditta adotta per tagliare la testa ad Oloferne è irreale: ha le braccia troppo tese ed in questo modo non riesce ad imprimere la forza nell’attacco (un altro indizio che lascia intuire come si “rifiuti” di compiere questo gesto); nonostante questo, però, la decapitazione riesce.

È una Giuditta totalmente diversa da quella che dipingerà Artemisia Gentileschi 10 anni dopo.

Confronto Giuditta Caravaggio Artemisia Gentileschi analisi

La Giuditta di Caravaggio (sinistra) e quella di Artemisia Gentileschi (destra)

Nella sua più celebre rappresentazione della decapitazione di Oloferne c’è rabbia, determinazione e vendetta nell’attacco della donna.

Devo giustamente precisarti, però, che la foga che Artemisia riversa nel suo quadro è dovuta ad una triste vicenda della vita della pittrice.

Comunque, tornando alla versione caravaggesca di questa scena, voglio dirti un’altra cosa a proposito dei colori che utilizza.

Mettendo da parte quel rosso intenso utilizzato per la tenda di cui abbiamo parlato prima, salta subito all’occhio il colore bianco del corpetto di Giuditta; questo tono viene riutilizzato, anche se in una veste più scura, anche nel materasso su cui si trova il generale agonizzante.

Ma questo bianco dei vestiti di Giuditta non ti sembra un po’ troppo luminoso?

In effetti, la fonte di luce che proviene dall’alto e che investe tutta la scena, sembra simboleggiare la presenza di Dio dalla parte di Giuditta, pronto ad assisterla in questo duro compito.

Oltre a questo aspetto religioso, la forte luminosità proveniente dall’esterno, delinea in modo molto dolce la formosità della donna, rendendola molto sensuale.

Particolare corpetto sudato Giuditta Fillide Caravaggio sensuale analisi

Particolare del corpetto sudato

A questo proposito, devi sapere che in seguito ad un’analisi radiografica fatta su questo dipinto, si è scoperto che in un primo momento, Giuditta doveva essere dipinta con il seno scoperto, ma a quanto pare, il pittore poi ha cambiato idea.

Per spiegare questo importante cambio, devo aprire una piccola parentesi storica.

Quando Caravaggio lavora a questa tela, siamo nel pieno della Controriforma: la chiesa cristiana sta cercando di modificare le sue priorità e vuole riavvicinarsi ai fedeli con un atteggiamento molto più spirituale (e con un minore attaccamento ai beni terreni), per sconfiggere la minaccia dei Protestanti.

Questo programma rinnovatore coinvolge anche l’arte e soprattutto la rappresentazione di storie bibliche ed evangeliche, tra cui anche la vicenda di Giuditta e Oloferne.

Michelangelo non può permettersi di dipingere un’eroina biblica con il seno scoperto e così la copre con questo corpetto bianco.

D’altro canto, devi sapere che Caravaggio non ha mai amato sottostare a delle regole imposte dagli altri, specialmente quando si trattava di quadri.

Più di una volta, nonostante gli avvertimenti, ha fatto di testa sua ed ha dipinto dei quadri provocanti, come la Maddalena Penitente, dove la protagonista è Anna Bianchini, una prostituta che interpreta il ruolo di una Santa.

In un certo senso, anche in questo quadro con la donna ed il generale assiro, Caravaggio trova un modo per continuare a provocare.

Infatti, anche se il seno dell’eroina è coperto da un corpetto, quest’ultimo è tutto sudato a causa dello sforzo e di conseguenza la sensualità della donna è ancora maggiore.

Particolare decorazione gonna Giuditta Caravaggio Roma analisi

Particolare della veste di Giuditta

Per concludere, voglio parlarti solo degli altri colori importanti su questa tela: c’è un marrone che viene usato per la parte inferiore della veste di Giuditta (decorata, tra l’altro, con grande precisione) e che si ripete anche nel sacco che l’ancella ha tra le mani; infine, c’è anche un tocco di verde scuro presente tra le coperte che avvolgono il corpo di Oloferne.

Particolare colore verde coperta Giuditta Oloferne Caravaggio Roma analisi

Particolare del colore verde

LA SECONDA VERSIONE

Nel 2014, in Francia è stata ritrovata Giuditta, ritratta anche in questo caso, a decapitare Oloferne. Questo quadro spunta fuori a Tolosa, ed è stato attribuito ancora una volta a Caravaggio.

Giuditta Oloferne Caravaggio Tolosa analisi

“Giuditta e Oloferne” (versione di Tolosa)

Data di realizzazione: 1600-1610

Dimensioni: 144 x 173,5 cm

Dove si trova: Tolosa, Francia

Fin dalla sua scoperta, questo lavoro è stato un vero e proprio mistero.

Dove si trovava?

È una storia davvero curiosa: durante dei lavori per una perdita d’acqua in una casa a Tolosa, è sbucata da dietro un’intercapedine questa tela.

Prima di rendere noto al pubblico il ritrovamento di questa tela, sono stati fatti un sacco di studi su questo possibile Caravaggio.

Solo nel 2016 viene avvertita la stampa e la notizia diventa di dominio pubblico.

Nel frattempo, gli studiosi hanno avuto tutto il tempo per cercare di capire in che momento della sua vita Caravaggio abbia potuto dedicarsi a questo lavoro.

Particolare volto espressione ancella vecchia Giuditta Oloferne Caravaggio Tolosa analisi

Particolare dell’ancella

Molti ritengono che sia stato realizzato tra il 1600 ed il 1610, in quel periodo in cui Caravaggio era nascosto a Napoli, impegnato a fuggire dopo l’omicidio di Ranuccio.

E come hanno fatto a capire che potrebbe essere stato fatto a Napoli?

Perché a Palazzo Zevallos (a Napoli) c’è una copia di questo lavoro realizzato nel 1607 da Louis Finson.

Questo Finson era un pittore fiammingo il cui nome spunta fuori spesso quando si parla di Caravaggio, dato che ha dipinto più di una copia delle opere di Caravaggio.

Confronto Giuditta Oloferne Caravaggio Roma Tolosa analisi

La versione di Roma (sinistra) e quella di Tolosa (destra)v

Questa nuova rappresentazione della storia di Giuditta ritrovata nel 2014 mostra delle notevoli differenze con il quadro conservato a Roma.

Per prima cosa, qui è del tutto assente lo sfondo buio di Caravaggio e lascia spazio ad un grande drappo rosso che abbraccia tutta la scena, dando la sensazione che l’azione si svolga all’interno di una tenda da campo.

Particolare tenda rossa Giuditta Oloferne Caravaggio Tolosa analisi

Particolare del drappo rosso

Giuditta, poi, è vestita totalmente di nero, ed ha uno sguardo molto sicuro rivolto proprio verso di noi.

Particolare volto espressione Giuditta Tolosa Caravaggio analisi

Particolare di Giuditta

L’arma che utilizza per uccidere il suo avversario non è più una daga, ma una spada tradizionale.

Particolare spada Caravaggio Giuditta Oloferne Caravaggio Tolosa analisi

Particolare della spada

Oloferne, poi, non ha le fattezze di Caravaggio ed ha un’espressione non più terrorizzata ma arrabbiata e con i denti digrignati.

Particolare volto Oloferne Caravaggio Tolosa analilsi

Particolare del volto di Oloferne

Anche la vecchia ancella, presente anche qui, non ha più la sicurezza vista nel quadro di Roma, ma sembra essere più preoccupata e spaventata dall’attacco che sta muovendo l’eroina.

Dario Mastromattei

Sono un blogger assetato di conoscenza curioso ed appassionato di tecnologia. Il mio obiettivo è far scoprire i capolavori e la bellezza dell'arte nell'era digitale.

9 Risposte

  1. Rosita ha detto:

    secondo me quello di Toulouse è un fake….

  2. D.MARTELLOTTI ha detto:

    L’IMPATTO DELLA LUCE SUI SOGGETTI POTREBBE AVERE PIU’ CHE UN SIGNIFICATO SIMBOLICO.

  3. Martina ha detto:

    bellissima analisi, mi hai aiutato moltissimo per la mia interrogazione di storia dell’arte!

  4. Enzo Mammato ha detto:

    Confrontando l’originale con la copia del Finson a prima vista, a parte la semplificazione delle lumeggiature con ombre accentuate, l’evidenza maggiore è nella presenza del corpetto di Giuditta che in questo manca tanto da lasciar intravedere il seno, dell’ orecchino più “uguale” a quello dell’altra versione nonché della “Maddalena penitente”, aldilà degli schizzi luminosi delle unghia e le pieghe dei tessuti! Comunque grazie!

  5. Paolo Buonarrivo ha detto:

    Analisi dettagliata. Ottimo lavoro

  6. Ersilia ha detto:

    Senza alcun dubbio il naturalismo di Caravaggio

  7. Margherita ha detto:

    Complimenti, questo sito é fatto veramente bene.Adesso studiare ed approfondire i concetti dell arte non sarà più un problema! Mi dispiace solo di non averlo scoperto prima!

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