Cristo Benedicente di Raffaello Sanzio: analisi completa dell’opera

Proseguiamo nel nostro viaggio tra le belle opere di Raffaello Sanzio, il quale ha avuto un ruolo prominente all’interno della storia dell’arte moderna e senza dubbio è stato fondamentale per l’evoluzione delle tecniche cinquecentesche. Nelle giornate precedenti, abbiamo avuto il piacere di analizzare un gran numero di opere di quest’ultimo, costruendo un quadro sempre più completo della vita e dello stile di Raffaello. L’opera che andremo a scoprire oggi è intitolata “Cristo benedicente”.

In questo articolo troverete la storia della produzione e della trasmissione dell’opera, per poi passare successivamente alla descrizione ed analisi stilistica del lavoro, così da avere chiari tutti gli aspetti di questo dipinto del Sanzio.

Cristo Benedicente Raffaello Sanzio analisi

“Cristo benedicente” Raffaello Sanzio

Data di produzione: 1506

Dimensioni: 31,7 x 25,3 cm

Dove si trova: Pinacoteca Tosio Martinengo, Brescia

L’opera, molto semplicemente era in possesso della famiglia Mosca di Pesaro, e nel 1821, lo stesso conte Tosio di Brescia, scelse di acquistare questo dipinto dalla famiglia pesarese, insieme ad altri due lavori. Tosio, acquistando tale lavoro, successivamente la portò a Brescia dove risiede attualmente.

La storia della trasmissione dell’opera è stata estremamente breve, ed abbiamo ancor meno informazioni riguardo la commissione e produzione di questo “Cristo benedicente”. Passiamo dunque alla descrizione ed analisi stilistica del lavoro, per scoprire tutti i segreti dell’abilità del Sanzio.

Soggetto indiscusso dell’opera è Gesù Cristo, il quale troneggia al centro della composizione mentre fissa lo spettatore ed è ritratto in una posizione di benedizione. Alle spalle di Cristo si staglia un paesaggio che richiama l’ambiente tipicamente umbro, con dei colori abbastanza scuri, quasi come se il sole stesse tramontando.

Il soggetto indossa un mantello che porta sulla spalla destra fino ad essere mantenuto sulla vita grazie ad un nodo; sul torace si possono osservare tutte le ferite dovute alla celebre Passione di Cristo, tema ricorrente in molte opere del Sanzio, mentre in testa ha una corona di spine.

Analizzando la posizione di Cristo, è possibile notare il gioco di equilibri che Raffaello ha voluto trasportare su tela, dimostrando la sua grande abilità; allo stesso modo, anche l’espressione di Cristo è estremamente realistica, lasciando intuire che la bravura e la professionalità del Sanzio stava andando migliorando anno dopo anno.

Così come anche i altri lavori di Raffaello, anche qui vi è l’utilizzo di colori sfumati e collegati alle cromie della terra, che si ricollega al suo stimato collega Leonardo da Vinci.

Dario Mastromattei

Sono un blogger assetato di conoscenza curioso ed appassionato di tecnologia. Il mio obiettivo è far scoprire i capolavori e la bellezza dell'arte nell'era digitale.

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