Canottaggio di Manet: analisi completa del quadro

Torniamo in compagnia di Édouard Manet, pittore impressionista vissuto nel pieno dell’800 e che ha dato un grande contributo all’evoluzione dell’arte francese. Dopo aver visto un ritratto molto interessante oggi invece scopriremo tutti i dettagli relativi ad un altro quadro intitolato Canottaggio.

Canottaggio Manet analisi

“Canottaggio” Manet

Data di produzione: 1874

Dimensioni: 97,2 x 130,2 cm

Dove si trova: The Metropolitan Museum of Art

Il quadro è davvero molto suggestivo e a colpo d’occhio la prima cosa che colpisce è senza dubbio la resa del mare e il colore del mare realizzato in maniera sopraffina. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza riguardo questo quadro intitolato Canottaggio.

Per prima cosa dobbiamo sapere che l’anno in cui è stato realizzato questo quadro, Manet si trovava nei pressi di Argenteuil, ovvero la località tanto cara ad un altro pittore impressionista, ovvero Claude Monet, e proprio in quegli anni si stava progettando la prima mostra indipendente degli Impressionisti, a cui molti altri hanno partecipato, ma alla quale Manet decise di non dare il proprio contributo.

Questo quadro rappresenta un elemento molto interessante in tutto questo intreccio, poiché nonostante avesse rifiutato di partecipare all’esposizione indipendente degli Impressionisti, successivamente decise di realizzare tale opera utilizzando le tecniche fondamentali tanto care a Monet, Renoir e molti altri appartenenti al gruppo degli Impressionisti; tra queste tecniche, in particolare all’interno di quest’opera possiamo notare la pennellata appena abbozzata, i colori molto chiari e anche la forte centralità dei soggetti.

Questo quadro in pratica è un vero e proprio messaggio per i colleghi impressionisti da parte di Manet, quasi come se volesse esprimere la propria partecipazione alla loro impresa utilizzando i precetti fondamentali del loro movimento pittorico. Stando ad alcuni studi, sembrerebbe che il marinaio presente all’interno del quadro sarebbe basato sul cognato del pittore, ovvero Rodolphe Leenhoff, il quale avrebbe posato per la realizzazione del soggetto.

Proprio come accadeva in altri pittori anche Manet non riesce a sfuggire al fascino della pittura giapponese, che in quegli anni stava coinvolgendo un sacco di pittori occidentali, e Manet rende omaggio a questa tradizione utilizzando ampi spazi di colori alternati a diagonali molto intense, che ricordano proprio le stampe colorate xilografiche tipiche del mondo dell’arte giapponese.

Dario Mastromattei

Sono un blogger assetato di conoscenza curioso ed appassionato di tecnologia. Il mio obiettivo è far scoprire i capolavori e la bellezza dell'arte nell'era digitale.

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