Autoritratto di Raffaello Sanzio: analisi completa dell’opera

Eccoci nuovamente insieme ai bellissimi quadri di Raffaello Sanzio, e con il passare delle settimane ci avviciniamo ai quadri più popolari in assoluto di questo pittore del Cinquecento. Oggi andremo a scoprire tutto quello che riguarda il cosiddetto “Autoritratto” dello stesso Raffaello, dopo aver concluso l’analisi completa del “Ritratto di Maddalena Strozzi”.

In questo articolo troverete tutto quello che bisogna sapere riguardo questo importante lavoro del Sanzio, e qualora aveste ulteriori informazioni da aggiungere a ciò che vi riportiamo all’interno di questo articolo, potete lasciare il vostro pensiero proprio sotto questo post con un commento.

Autoritratto Raffaello Sanzio analisi

“Autoritratto” Raffaello Sanzio

Data di produzione: 1504-1506

Dimensioni: 47,5 x 33 cm

Dove si trova: Galleria degli Uffizi, Firenze

Partiamo prima di tutto con la storia della trasmissione di questo importante lavoro. Le informazioni che abbiamo riguardo il passaggio di questo autoritratto tra i vari proprietari sono abbastanza sparpagliate: viene citata quest’opera nella collezione di Leopoldo de’ Medici a Roma, poi nell’Accademia di San Luca; seguendo un altro filone di informazioni, invece, sembrerebbe che questo lavoro facesse parte dell’eredità di Vittoria della Rovere, la quale era la moglie di Ferdinando II de’ Medici.

In entrambi i casi, l’opera è nuovamente citata a Palazzo Pitti nel 1652 ed infine all’interno della collezione di autoritratti del cardinale Leopoldo, per poi giungere definitivamente al’interno degli Uffizi.

Passiamo ora all’analisi dell’opera: in primo luogo, dopo tanti anni è stata accettata (anche se non completamente) l’identità di Raffaello all’interno di quest’opera, grazie ai controlli incrociati che sono stati effettuati su tutta la produzione del Sanzio e che hanno permesso di scoprire uomini con fattezze somiglianti sia all’interno della “Scuola di Atene” che nell’affresco “Cacciata di Eliodoro dal tempio”.

Differentemente dalla tradizione, il busto del soggetto è girato di tre quarti, mentre con lo sguardo invece fissa direttamente lo spettatore, dando la sensazione che si stia voltando per colloquiare con qualcuno.

Raffaello è vestito completamente scuro e questo permette di delineare perfettamente il suo contorno ed anche di dare maggior luminosità e risalto alla sua pelle. A livello estetico, il soggetto porta i capelli lunghi e presenta un volto ovale e giovane, privo di imperfezioni.

Dario Mastromattei

Sono un blogger assetato di conoscenza curioso ed appassionato di tecnologia. Il mio obiettivo è far scoprire i capolavori e la bellezza dell'arte nell'era digitale.

2 risposte

  1. Nello ha detto:

    Nell’articolo non è specificato che si tratta di tempera su tavola

  2. Silvano ha detto:

    Buongiorno,approfitto di questo spazio per cercare una risposta a una mia curiosità che covo da tempo.
    Nel bellissimo quadro sopra si vede chiaramente quella che sembra una goggia di acqua sopra la palpebra destra.
    Di certo no può essere una lacrima, data la posizione e mi torna complicato pensare che sia cosa voluta dall’autore come pare difficile pensare che sia goggia lasciata in fase di restauro.
    Ringrazio dello spazio, dell’attenzione e della risposta.
    Cordiali Saluti

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