L’urlo di Edvard Munch: analisi completa dell’opera

Oggi, ti parlerò di uno dei capolavori dell’arte contemporanea, realizzato proprio sul termine dell’Ottocento da un pittore di grande rilevanza nel mondo contemporaneo. Il quadro di cui mi appresto a farti conoscere tutto è l’urlo di Munch.

Qui potrai leggere qual’è l’urlo di Munch significato, il perché l’artista ha scelto di rappresentare proprio l urlo, la data di realizzazione dell’opera, le dimensioni, il luogo di conservazione, ovvero urlo di Munch museo e molto altro.

L'urlo di Munch analisi Oslo

“L’urlo” Edvard Munch

Data di realizzazione: 1893

Dimensioni: 91 x 73,5 cm

Dove si trova: Galleria nazionale, Oslo

Prima di procedere oltre, è bene precisare che l’artista, ha realizzato ben quattro versioni di questa scena, tutte dipinte tra il 1893 ed il 1910. La versione a cui farò riferimento oggi, è quella conservata all’interno della Galleria nazionale di Oslo.

L’artista ha realizzato anche altri quadri di notevole successo, come ad esempio il bacio di Munch (che ricorda anche il bacio di Hayez), ma l’opera di cui parliamo oggi, rappresenta senza dubbio il suo pià grande capolavoro.

L’episodio che ha portato alla nascita dell’urlo Munch, viene narrato dallo stesso artista all’interno del proprio diario: Edvard stava camminando all’interno di un parco con un paio di amici, ma ad un certo punto, si sentì terribilmente stanco e fu costretto ad appoggiarsi ad una palizzata, mentre i suoi due amici procedevano nella camminata.

Dal punto in cui si era fermato, Munch riusciva a scorgere il fiordo in lontananza, mentre il tramonto che circondava la città si stava trasformando in delle lingue di fuoco e, proprio in quel momento, l’artista dentro di se, sentiva lurlo straziante.

L’artista non realizzò questo quadro il giorno stesso, ma ci volle del tempo; fino a che, nel 1893, riuscì a realizzare in modo definitivo la scena che aveva in mente; negli anni successivi, realizzò altre versioni di questa scena:

  • La prima versione del l urlo quadro è solo una bozza della versione definitiva, realizzata con un pastello su cartone
  • La seconda, è quella più popolare e definitiva, conservata ad Oslo
  • La terza, del 1895, è più piccola della più celebre versione di Oslo, ed è un pastello su tavola
  • La quarta versione, poco più grande della precedente, realizzata nel 1910, è una tempera su pannello

Ora procederò nell’effettuare l’urlo di Munch analisi, completando così il quadro delle informazioni relative a questo capolavoro di fine Ottocento.

Nella scena rappresentata dall’artista, in primo piano si scorge un uomo che sta lanciando un fortissimo urlo, e nell’atto di voler dare quanta più forza possibile al proprio grido, porta le mani attorno al volto, arrivando quasi a schiacciarsela.

Ponendo attenzione proprio su quest’uomo in primo piano, è possibile notare che è privo di qualsiasi elemento di riconoscimento: la sua pelle ha un colorito giallo/verdognolo, il suo corpo è serpentiforme, la sua testa è allungata, quasi come se non avesse ossa al proprio interno, le labbra sono nere, gli occhi sbarrati e le narici dilatate dal fortissimo urlo; quest’essere è diventato il perfetto simbolo del Munch urlo.

Il protagonista dell’opera non è propriamente l’uomo appena descritto, ma piuttosto, l’urlo che emette: l urlo di Munch spiegazione è da rintracciare nel pessimismo di fine Ottocento, dove l’incertezza dell’essere umano costituiva un punto di spunti e di ricerche, ed a tal proposito, in questi anni cominciarono ad avere maggiore rilevanza gli studi che stava effettuando Freud sull’inconscio umano.

Spostando lo sguardo sulla sinistra del l urlo Munch, è possibile notare due sagome (probabilmente i due amici a cui Edvard faceva riferimento nel proprio racconto), molto lontane dall’essere in primo piano: i due uomini sembrano voler prendere le distanze dall’urlo lanciato e che sta distorcendo l’intera natura; il loro volersi allontanare dal protagonista, probabilmente simboleggia la falsità dei rapporti umani.

Sulla destra della composizione, si nota un paesaggio naturale, caratterizzato dalla presenza di uno specchio d’acqua, poco limpido e che sembra piuttosto una grande macchia d’olio. Il cielo, invece, è costellato da gigantesche lingue di fuoco.

La scena riportata nell’urlo di Munch descrizione è questa, ma ci sono ancora alcuni elementi degni di nota: i colori utilizzati nella parte superiore del Munch l urlo sono essenzialmente caldi, ponendosi in netto contrasto con la parte inferiore; allo stesso modo, proprio attorno all’essere in primo piano, si nota che i colori più chiari si vedono attorno al suo volto, così da metterlo in risalto.

Inoltre, guardando l’urlo di Munch foto, è possibile notare che tutta la composizione è pervasa da linee curve, mentre i parapetti del ponte sono rigidi e perfettamente geometrici, esattamente come le sagome in lontananza; questo contrasto visivo, potrebbe alludere al fatto che i due uomini sono ancorati alla realtà, e non vogliono lasciarsi trascinare dai drammi della vita, che invece dominano il protagonista in primo piano.

La storia dell’urlo di Munch museo è molto interessante: questo dipinto è stato rubato per due volte, di cui, la prima nel 1994 e la seconda volta nel 2004; fortunatamente, in entrambi i casi, il quadro (spesso denominato erroneamente l urlo di Monk) è stato ritrovato e riportato nel luogo di esposizione originale.

Dario Mastromattei

Sono un blogger, studente ed assetato di conoscenza. Autore di articoli di arte e tecnologia. Il mio obiettivo e quello del mio blog, è quello di far conoscere al grande pubblico del web, i capolavori e le potenzialità dell'arte nell'era digitale.

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