Il quarto stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo: analisi completa dell’opera

Oggi ti parlerò di un grande dipinto del Novecento, il quale rappresenta un punto fondamentale all’interno della storia dell’arte contemporanea. L’autore del quadro in questione, è Giuseppe Pellizza da Volpedo, e, per la precisione, mi appresto a parlarti de Il quarto stato.

Ti riporterò tutte le informazioni riguardanti questo quadro famoso di Pellizza da Volpedo, come data di realizzazione, dimensioni, luogo di conservazione, descrizione dell’opera e molto altro.

Il quarto stato Giuseppe Pellizza da Volpedo analisi

“Il quarto stato” Giuseppe Pellizza da Volpedo

Data di realizzazione: 1901

Dimensioni: 293 x 545 cm

Dove si trova: Museo del Novecento, Milano

Prima di giungere alla sua versione finale, questo grande capolavoro di Pellizza da Volpedo, ha subito diverse metamorfosi, durante le quali, il suo aspetto è gradualmente mutato.

Nel 1891, dopo aver assistito ad una manifestazione da parte di alcuni operai per le precarie condizioni di lavoro, l’artista, decise di riproporre quell’esatto momento in un dipinto.

Nel giro di qualche mese, il lavoro venne completato: i protagonisti, erano tre uomini che marciavano verso l’osservatore, con alle spalle una grande folla che li seguiva all’interno della piazza Malaspina a Volpedo.

Ambasciatori della fame Giuseppe Pellizza da Volpedo analisi

“Ambasciatori della fame” Giuseppe Pellizza da Volpedo

Questo piccolo abbozzo, intitolato Ambasciatori della fame, costituirà, successivamente, il nucleo centrale del quarto stato quadro.

Negli anni successivi, Pelizza da Volpedo non abbandonò il soggetto, anzi, ci tornò spesso su per effettuare delle modifiche, poiché era sempre insoddisfatto del risultato finale.

Nel 1895, nella continua rielaborazione dell’opera, (che avrebbe portato di lì a poco, alla nascita de il quarto stato quadro), l’artista abbandonò la precedente struttura, presente all’interno degli Ambasciatori della fame per inserire, invece, un numero sempre maggiore di persone al seguito dei tre protagonisti, trasformando così l’opera nella celebre Fiumana.

Fiumana Giuseppe Pellizza da Volpedo analisi

“Fiumana” Giuseppe Pellizza da Volpedo

Oltre all’integrazione di tanti nuovi protagonisti, l’artista decise di cambiare anche i colori della scena, utilizzando tonalità che spaziavano dal blu fino al verde per lo sfondo; inoltre, eliminò anche la presenza di ombre in primo piano, in modo tale, da conferire maggiore attenzione alla folla piuttosto che all’ambiente.

Tra le innumerevoli aggiunte introdotte all’interno della Fiumana, è da citare anche la presenza di una donna in primo piano che regge un bambino tra le sue braccia, la quale simboleggia, passivamente, l’umanità.

Fino al 1898, l’artista continuò a lavorare su questa scena, apportando modifiche sempre maggiori, al fine di rappresentare, attraverso questo preciso istante, l’umanità che procede verso un futuro, in cui la giustizia fa da padrona.

Nello stesso anno, ci furono i Moti di Milano, ed in particolare il massacro di Bava-Beccaris; questi eventi, esortarono ancor di più Pellizza da Volpedo a lavorare su questo suo grande lavoro della Fiumana.

In questi anni, trasformò la grande fiumana di persone, in un gruppo a cuneo rivolto verso lo spettatore; i protagonisti, ora non erano più dei semplici uomini, ma, erano diventati dei lavoratori, i quali avevano trasformato la propria lotta per i diritti in una lotta politica.

Con questo repentino cambio di significato, l’artista scelse di modificare il titolo dell’opera dalla Fiumana al Cammino dei lavoratori. Nel 1901, infine, terminate le modifiche strutturali, nacque, in maniera definitiva, il quarto stato Pellizza da Volpedo.

Il 4 stato è il nuovo protagonista dell’opera di Pellizza da Volpedo: gli uomini e le donne marciano sicuri per la piazza (che probabilmente è ancora quella di Malaspina di Volpedo), con un passo lento e deciso, lasciando intuire che la vittoria è ormai nelle loro mani.

Nel lavoro di Pellizza da Volpedo quarto stato, l’obiettivo era quello di celebrare la vittoria della classe operaia, e non più, rappresentare, più semplicemente, un evento isolato.

L’uomo al centro, ha una mano nella cintola dei pantaloni e con l’altra regge la giacca sulla spalla, assumendo un atteggiamento di sicurezza, e guida l’intero gruppo alle sue spalle.

Accanto a lui, sulla sinistra, si trova un altro uomo che, silenziosamente, lo accompagna, mentre la giacca gli copre un braccio.

Sulla destra, si scorge la donna citata in precedenza, con i piedi nudi e con in braccio un bambino; le grandi pieghe nel suo vestito suggeriscono che sia in movimento. Inoltre, la donna è modellata sulle fattezze della moglie dell’artista, Teresa.

Alle spalle del trittico di protagonisti, si staglia un gigantesco gruppo di manifestanti, di cui tutti, dimostrano di essere calmi e pacati, consci di avere la vittoria dalla loro parte; nel particolare, è possibile notare che molti di loro sono stati ritratti in atteggiamenti perfettamente naturali: c’è chi si copre dal sole, chi guarda in altre direzioni, o anche chi si rivolge direttamente allo spettatore con lo sguardo.

I personaggi in secondo piano, disposti in orizzontale, ricordano da vicino gli antichi fregi che decoravano i templi greci; inoltre, questa scelta stilistica, ricollega l’opera direttamente ad antichi capolavori come la scuola di Atene di Raffaello Sanzio.

 

Dario Mastromattei

Sono un blogger ed uno studente assetato di conoscenza. Mi piace scrivere di arte e tecnologia e voglio far conoscere al pubblico del web, i capolavori e la potenza dell'arte nell'era digitale.

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