La Gioconda di Leonardo da Vinci: analisi completa dell’opera

Voglio parlarti di un quadro di Leonardo da Vinci, il quale è considerato addirittura il quadro più famoso del mondo. C’è davvero tanto da dire a proposito dell’opera che mi appresto a farti conoscere ora, e senza dubbio, uno degli elementi che ha contribuito a rendere così importante questo lavoro, è l’alone di mistero che lo circonda. Il capolavoro di cui voglio parlarti è La Gioconda.

Devi sapere che molti si riferiscono a questo quadro chiamandolo con altri nomi come Monnalisa o Monna Lisa. Non preoccuparti: continuando a leggere questo articolo, scoprirai il motivo di questi titoli diversi; non ti voglio parlare solo del nome, ma anche delle dimensioni Gioconda, della sua storia, quale è il suo significato e molto altro ancora.

La Gioconda - Leonardo da Vinci

La Gioconda – Leonardo da Vinci

Anno di produzione: 1503/1506

Dimensioni: 77×53 cm

Dove si trova: Musèe du Louvre, Parigi

LA STORIA DELLA GIOCONDA

La prima domanda a cui voglio rispondere è: chi è la donna ritratta nel quadro della Gioconda? Te lo racconto subito.

Il primo ad occuparsi di questo aspetto è stato Giorgio Vasari, un pittore del ‘500 ed importante storiografo. Nel suo libro intitolato Le vite, Vasari scrive chiaramente che la donna ritratta nel più famoso tra i dipinti di Leonardo da Vinci, è una donna di nome Lisa Gherardini.

E chi sarebbe? Lisa era la moglie di un famoso mercante fiorentino, chiamato Francesco del Giocondo: secondo le fonti sarebbe stato proprio lui a commissionare quest’opera a Leonardo, desiderando un ritratto di sua moglie.

I due nomi della Gioconda di Leonardo da Vinci derivano proprio dalla protagonista e da suo marito. Mi spiego meglio: la tela è intitolata Gioconda perché la donna ritratta era la moglie del mercante Giocondo; il nome Monna Lisa invece è dovuto al nome della ragazza, ovvero Lisa (Monna è un appellativo cortese utilizzato nel ‘500 per le donne, ma è anche l’abbreviazione di “Madonna”).

Chiarita la questione del titolo, devo assolutamente dirti un’altra cosa: sai che Leonardo non ha mai consegnato il quadro a Francesco? Proprio così. Invece di completare il suo incarico, da Vinci se lo è portato dietro fino alla sua morte.

Non so dirti per quale motivo Leonardo fosse così attaccato a quest’opera, ma spulciando tra i suoi scritti, si legge una chiara amarezza nelle sue opere, dovuto al fatto di “non aver mai completato una sola opera”.

Forse è stata proprio la mania di perfezione il motivo che lo ha portato a non staccarsi da questa tela, non reputandola mai abbastanza buona.

La storia della Gioconda non finisce in Italia: nel 1516, Leonardo viene invitato da re François I a lavorare a in Francia, a Clos Lucé.

Leonardo accetta con piacere questo nuovo lavoro e tra i suoi bagagli c’è anche la Gioconda, a cui apporta costantemente delle modifiche e perfezionamento dei particolari.

L’artista non si separa per un momento dal suo prezioso lavoro, fino alla sua morte; dopo la scomparsa di Leonardo, la Monna Lisa viene ereditata da Salaì, il pupillo di da Vinci.

Il giovane, però, sceglie di cedere il quadro del suo maestro al re François I, e nel giro di qualche anno (senza tenere conto di un breve periodo italiano, durante il quale probabilmente il quadro è passato tra le mani di Giacomo Caprotti) viene trasferito dal Palazzo di Fontainebleau a quello di Versailles ed infine, giunge al Louvre.

IL FURTO DELLA GIOCONDA

Essendo considerato da moltissimi il quadro più famoso al mondo, la Gioconda di Leonardo da Vinci ha aver fatto gola a molti.

Pensa che c’è stato addirittura un uomo, Vincenzo Peruggia, che l’ha fatto sul serio: ha rubato il quadro di Leonardo.

Nella notte tra il 20 ed il 21 Agosto 1911, la Gioconda da Vinci scompare dal Louvre.

Furto della gioconda

Il posto vuoto della Gioconda al Louvre

All’inizio non ci si preoccupa molto, perché all’interno del museo era una cosa normale il fatto che molti quadri venissero temporaneamente “rimossi” dalle loro posizioni per poter essere studiati, ma questa volta era diverso.

È stato un copista a rendersi conto del furto, e la persona che risponde al nome di Vincenzo Peruggia, ha messo in atto questo folle piano.

Vincenzo Peruggia ladro Gioconda

Vincenzo Peruggia

Perché ha fatto una cosa del genere? Con la Gioconda Leonardo ha creato una leggenda attorno alla sua vita, la sua concezione dell’arte e le sue opere; Vincenzo, attratto dall’importanza della tela, e sostenendo il fatto che Leonardo era italiano, questo capolavoro doveva essere esposto nel nostro paese e non in Francia.

L’uomo non conosceva a fondo la storia dell’arrivo del quadro di Leonardo in Francia: sappi che pensava che questa tela era giunta in Francia a causa delle scorrerie attuate nei musei italiani da Napoleone Bonaparte.

Ignorava completamente il fatto che era stato lo stesso da Vinci a portarsi dietro il suo capolavoro, senza mai abbandonarlo.

Come ha fatto a rubare la Gioconda? Il piano era veramente semplice: Vincenzo si è nascosto in un ripostiglio durante la notte e quando i visitatori erano andati via, ha aperto la teca che custodiva il quadro (a questo proposito, devo farti una piccola precisazione: Peruggia aveva lavorato al Louvre in precedenza, montando la teca con le sue mani) e se lo è messo sotto il cappotto.

Compiuto il furto, arriva in Italia senza problemi e nel 1913 mostra il suo bottino all’antiquario Alfredo Geri, sperando che le sue fatiche vengano ricompensate e che magari diventasse un eroe nazionale.

Geri, effettuate tutte le analisi del caso, si rende conto che non era l’ennesima copia della Gioconda Leonardo da Vinci ma l’opera autentica, e così, dopo essere state contattate le autorità, Peruggia viene arrestato.

Giornale Le Petit Parisen ritrovamento Gioconda 13 Dicembre 1913

Giornale “Le Petit Parisen” del 13 Dicembre 1913 con la notizia del ritrovamento della Gioconda

Dopo la cattura, il ladro viene processato e passa in carcere 7 mesi e mezzo.

D’altro canto, i rapporti tra Italia e Francia in quegli anni erano molto buoni, e così, prima di essere riportato al Louvre, il quadro di Leonardo viene esposto per un breve periodo all’interno di alcuni musei.

Una domanda comune a proposito di questa storia è: quanto vale la Gioconda? Se te lo stai chiedendo anche tu, ti rispondo immediatamente.

Non è possibile calcolare una cifra precisa, ma posso dirti che nel 1962 il quadro è stato valutato circa 100 milioni di dollari; facendo un rapido calcolo e tenendo in considerazione l’inflazione ed il valore attuale del dollaro americano, il valore dell’opera ammonterebbe a 790 milioni di dollari.

ANALISI E SIGNIFICATO DELLA GIOCONDA

Le immagini della Gioconda sono un elemento ricorrente nella storia dell’arte, partendo da quella moderna fino alla contemporanea:ci sono artisti che, affascinati dall’opera di Leonardo, hanno cercato di copiarla, imitarla o addirittura alterarla (come nel celebre caso della Gioconda con i baffi di Marcel Duchamp).

L.H.O.O.Q Monna Lisa baffi Marcel Duchamp parodia

“L.H.O.O.Q” Marcel Duchamp (parodia della Gioconda)

Questo quadro nasconde molti misteri che, ancora oggi non hanno risposta. Nonostante ciò, voglio fare luce sulla questione e voglio farti conoscere gli elementi più importanti del lavoro di Leonardo.

Il primo elemento di cui voglio parlarti riguarda la tecnica. Dipingendo un ritratto con questa inquadratura a mezzo busto, Leonardo rivoluziona completamente questo genere; solitamente, per quadri di questo tipo c’erano due possibilità: o ritrarre il soggetto per intero, oppure solo il volto.

Optando per questa soluzione, Leonardo si avvia all’esplorazione di un campo completamente nuovo, conscio dei pericoli che questa scelta comporta.

Fortunatamente, il risultato che ottiene è straordinario, e dopo di lui, molti altri artisti seguiranno il suo esempio.

Adesso guarda il paesaggio che si trova dietro la Gioconda. Può sembrarti scontato, ma in realtà non è così: altri colleghi di Leonardo, quando decidevano di dipingere dei ritratti, o dipingevano uno sfondo neutro oppure disegnavano un semplice muro: in questo modo il protagonista dell’opera era il primo elemento che saltava all’occhio dell’osservatore.

Ritratto duchi urbino Piero della Francesca

“Doppio ritratto dei duchi d’Urbino” Piero della Francesca

La scelta coraggiosa di Leonardo, in verità, era stata già tentata da Piero della Francesca in precedenza nei due ritratti dei duchi d’Urbino, il quale aveva inserito alle spalle dei due protagonisti un bello scorcio naturale.

Utilizzando questa tecnica, l’atmosfera del quadro cambia radicalmente, diventando più naturale ed assomiglia molto ad una fotografia moderna.

Voglio dirti un’altra cosa a proposito del paesaggio: se guardi con attenzione, dietro la donna, si nota con chiarezza un sentiero, un ponte ed un fiume. Se provi ad alzare lo sguardo e cerchi di scrutare più in lontananza, noterai che una fitta nebbia impedisce di scoprire i dettagli del panorama.

Particolare paesaggio sinistra Gioconda Leonardo da Vinci analisi

Particolare del paesaggio a sinistra della Gioconda

Ci sono anche delle rocce che costeggiano il fiume e che sono state modellate dall’acqua nel corso degli anni ed oltre a questo, c’è anche la luce che filtra pian piano in tutta l’opera e che dona una sfumatura dorata a tutta la scena.

Si tratta di un paesaggio inventato o è un luogo reale? È una bella domanda.

Alle spalle della Monnalisa, puoi notare che il paesaggio non è uniforme: a sinistra è più rialzato mentre a destra è più basso.

Per via di questa differenza, ovviamente non presente nella realtà, molti hanno pensato che si trattasse di un luogo partorito dall’immaginazione di Leonardo, ma in realtà non è così.

Particolare ponte paesaggio Gioconda Leonardo da Vinci analisi

Particolare del ponte dietro la Gioconda

Nello scorcio che si vede a destra della protagonista è stato riconosciuto un luogo ben preciso, ovvero dove il fiume Arno riceve le acque della val di Chiana; in quelle vicinanze c’è il ponte a Buriano, molto simile a quello dipinto da Leonardo.

Ponte Buriano Gioconda

Il Ponte Buriano

Anche nel paesaggio di sinistra è stata riconosciuta una zona prossima a quella del ponte che ti ho appena spiegato: le rocce dure che sono state disegnate lì, sono le stesse che si vedono percorrendo la strada del ponte; inoltre, questi rilievi sono calanchi.

Tutta questa attenzione per la natura non è un caso: è proprio lei la “seconda” protagonista della scena; in effetti è questo elemento che qui simboleggia la natura naturans, che tradotto in parole povere vuol dire “farsi e disfarsi”.

Cosa significa tutto questo? Con questo concetto “impresso” nell’opera, Leonardo allude al continuo mutare della materia, del suo passaggio dallo stato solido a quello liquido e poi quello gassoso.

Cosa c’entra la Gioconda con la natura? La risposta più scontata sarebbe niente, ma in realtà non è così.

La donna, infatti rappresenta il risultato perfetto dell’evoluzione della materia, la quale, dopo aver completato il suo processo di trasformazione, raggiunge la perfezione nell’essere umano.

C’è un costante “movimento” che anima tutta la scena: sembra quasi che l’acqua del fiume stia per scorrere da un momento all’altro e che il tempo stia procedendo; questa sensazione non è data soltanto dal paesaggio, ma anche dalla particolare posizione di Lisa Gherardini.

Infatti Leonardo dona questa sensazione dinamica e di movimento alla protagonista dipingendola con il corpo girato di tre quarti verso sinistra, rinunciando alla tradizionale posa frontale.

Pare quasi che la protagonista si stia aggiustando per mettersi in posa per l’artista.

Ora voglio parlarti di un altro importante elemento del quadro, ovvero la luce: prima ti ho già detto che c’è questa sfumatura color oro che riempie la scena.

Se osservi con maggiore attenzione puoi notare che questa forte luce arriva dal fondo, diventando sempre più debole man mano che si avvicina alla donna, arrivando a dissolversi e scomparire quasi del tutto tra i suoi capelli, ma nello stesso tempo, rimane molto intensa sulle mani e sul volto.

È proprio la luce che dona questa caratteristica vitalità alla Gioconda di Leonardo.

Il sorriso della Gioconda (o il sorriso della Monnalisa, se preferisci), è considerato da molti il punto più importante dell’opera. Tu sei d’accordo?

Particolare sorriso Gioconda Leonardo da Vinci analisi

Particolare del sorriso

È inutile negarlo: è proprio questo piccolo particolare che attrae al Louvre migliaia di turisti da tutto il mondo ogni giorno.

Cosa nasconde il sorriso della Gioconda? Devi sapere che Leonardo è sempre stato all’avanguardia in fatto di pittura e scienza: ha studiato il chiaroscuro, le figure ed anche i particolari delle espressioni facciali dell’essere umano.

Non ha mai tralasciato un singolo particolare, e forse, proprio per questa sua minuziosa attenzione ad ogni elemento, pensava che nessuno dei suoi lavori fosse effettivamente terminato.

Il sorriso di questa donna è il risultato di tanti, lunghi e complessi studi di fisiognomica che riassumono, attraverso questa “semplice” espressione, il precario equilibrio tra ciò che evidente (e che si vede), e ciò che non lo è.

Una cosa che reputo straordinaria, è l’illusione del cambiamento d’espressione della Monnalisa adottando una posizione d’osservazione diversa.

Non si tratta di un fatto casuale: questa “trasformazione” rappresenta il costante mutare dei sentimenti umani, e quindi, un voluto significato simbolico inserito da Leonardo in un comune ritratto.

Ma possiamo considerarlo davvero un semplice ritratto? No.

Man mano che Leonardo procede nel suo lavoro, l’obiettivo si fa sempre più chiaro: questo non è un quadro come gli altri; questo è lo strumento prediletto per rendere noto a tutti l’inafferrabilità della natura e dell’animo umano.

Devi sapere che Leonardo, da scienziato curioso, ha provato in prima persona a scoprire e spiegare i misteri della natura e dell’uomo, ma dopo tantissime ricerche, ha capito che non è possibile trovare una risposta a tutto.

Con quest’opera non vuole testimoniare il suo fallimento, ma piuttosto la sua saggia conclusione, raggiunta dopo molti sforzi.

Tutto questo è racchiuso nell’enigmatico sorriso della Gioconda, ma, come avrai capito, non è l’unico elemento chiave dell’opera.

L’artista, utilizzando uno sfumato ottenuto con delle piccole e sottili velature di tonalità diverse, combinato con alcuni colori dorati, ottiene un’atmosfera dell’opera mista tra la tranquillità della natura e la “pesantezza” del significato simbolico che Leonardo ha inserito nella scena.

In pratica,non si tratta di un ritratto banale. Al suo interno ci sono tanti piccoli particolari che ci hanno permesso di conoscere a fondo i progressi, la tecnica e la vita di Leonardo da Vinci.

Esistono molti altri lavori che testimoniano perfettamente l’abilità artistica di Leonardo: questo quadro non è da meno, ma più che mettere in mostra i punti salienti del suo stile, la tela mira a mettere in primo piano il suo modus operandi, ovvero la sua costante ricerca del collegamento tra il singolo e minuscolo fenomeno ed il vasto universo.

Come ti ho detto all’inizio, è proprio il mistero che che ha reso quest’opera uno dei più celebri lavori di tutta la storia dell’arte.

La qualità dell’opera non si discute, ma sono state proprio quelle cose “inspiegabili” che hanno affascinato chiunque abbia cercato di comprenderla più a fondo.

Tu che ne pensi del quadro di Leonardo? Pensi che sia sopravvalutata o ritieni che meriti tutta questa fama? Se ti va, puoi farmi sapere la tua opinione lasciando un commento qui sotto.

 

Dario Mastromattei

Sono un blogger, studente ed assetato di conoscenza. Autore di articoli di arte e tecnologia. Il mio obiettivo e quello del mio blog, è quello di far conoscere al grande pubblico del web, i capolavori e le potenzialità dell'arte nell'era digitale.

10 Risposte

  1. Agata Moretti ha detto:

    Analisi chiara e precisa da cui prender spunto per le lezioni di storia dell’arte in classe.
    Agata
    PS Di recente sono stata a vedere il ponte romano nella riserva naturalistica dell’Arno, poco distante da Arezzo, cosiddetto ‘Ponte della Gioconda di Leonardo da Vinci’: sembra veramente il paesaggio dipinto alle spalle della Gioconda!

  2. Ravecca Massimo ha detto:

    Il segreto della Gioconda dipende da essere lo specchio magico che rimanda alla Sindone di Torino? Se la Gioconda è anche il ritratto al femminile di Leonardo, il volto della Sindone è simile al suo autoritratto. Anche Leonardo e Michelangelo, diversi nel carattere, erano però più simili nella loro arte di quanto si suppone normalmente. Entrambi si servivano di processi ricorsivi, giochi di specchi, e anche il loro volto nella maturità fu simile come testimonia, l’autoritratto di Leonardo e il ritratto di Michelangelo di Daniele da Volterra. Cfr. ebook, (amazon) di Ravecca Massimo. Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo

  3. Sandro Albini ha detto:

    Vasari descrive, senza averlo visto, il ritratto di Lisa Gherardini, nobile fiorentina sposata con Francesco del Giocondo. Ma la Gioconda non può essere il ritratto di Lisa: le leggi suntuarie imponevano alle donne nobili sposate di tenere il petto velato e i capelli raccolti da una cuffia. La iconografia della modella riporta alle cortigiane di ambito lombardo veneto, come si evince dallo scialle giallo. Più credibile sia il ritratto dell’ultima amante del Moro, Lucrezia Crivelli, appellata come “Gioconda” nel decreto con il quale le viene donato un feudo. Peraltro il Lomazzo parla di due distinti dipinti: Uno di Monna Lisa e l’altro della Gioconda. V. in proposito lo studio di Elfriede Knauer in Raccolta Vinciana, Milano 2009.

  4. Ravecca Massimo ha detto:

    L’ipotesi principale riguardo al personaggio ritratto è che sia il ritratto di una signora fiorentina, stranamente non consegnato al committente. […]. Carlo Vecce è arrivato ad affermare che, iniziato il ritratto di Lisa Gherardini a Firenze e lasciatolo a mezzo, Leonardo ne avrebbe mutato il soggetto a Roma terminandolo come ritratto di Isabella Gualandi. […]. C’è chi vi ha visto una donna incinta. Martin Kemp vi scorge un’analogia tra la futura madre e l’acqua sullo sfondo come madre della Terra, chi un ideale di bellezza universale, chi un compendio dell’arte e delle conoscenze di Leonardo: Monna Lisa contiene nel suo corpo il mondo, è il paesaggio. Ma forse il quadro è anche e contemporaneamente un abile gioco di prestigio, un artificio sofisticato, un complesso trucco pittorico, per raffigurare non una persona vera, ma un volto ideale, un concetto. La stessa luce che pervade il dipinto è artificiale, frutto delle conoscenze di ottica dell’autore: “L’illuminazione del volto non corrisponde affatto all’illuminazione naturale di una loggia, che dovrebbe ricevere la maggior parte della luce dal lato aperto verso l’esterno. Nel ritratto, tuttavia, Lisa è illuminata da una fonte di luce situata in alto a sinistra, oltre il margine del quadro e non troppo lontana dalla sua superficie. L’illuminazione del volto, veicolo per eccellenza dell’espressione dell’anima, risulta quindi frutto di un artificio”. (F. Zöllner, Leonardo da Vinci, Taschen, 2011, trad. it. B. Baroni, L. Butani, S. Candida, F. Pilli, V. Tipertelli, p. 161). […]:l Mario Alinei (1926) ha sostenuto, basandosi su una sua esperienza personale connessa alla morte di una persona cara, e analizzando la personalità e le opere di Leonardo, che sia il ritratto di una giovane donna morta, con gli occhi ancora aperti.
    Sia il ritratto di una donna incinta, che l’autoritratto al femminile di Leonardo, che l’idea di Alinei contengono temi ricorsivi. Nella prima ipotesi abbiamo un volto nascente dentro un altro, nella seconda un volto ne nasconde un altro, nella terza: “La Gioconda è, di fatto, due volte finta: finta in quanto opera d’arte, ma finta anche come morta che si finge viva. […]. Proprio come nel gioco di prestigio, in cui non siamo noi a vedere, ma qualcuno che ci fa vedere ciò che vuole. […]. La Gioconda ci appare, così, come una nuova e straordinaria interpretazione della Medusa che Leonardo disegnò da giovane, […] Una Medusa moderna ed eterna, […], ci fa prima sentire il profumo dell’amore, e poi ci conduce a sfiorare la morte lasciandoci, smarriti, sull’orlo di un abisso.” (M. Alinei, Il sorriso della Gioconda, Il Mulino, Bologna, 2006, pp. 122-3).
    Nell’inquietante e suggestiva ipotesi di Mario Alinei, la prima opera andata perduta di Leonardo e collegata con l’ultima. Leonardo per soddisfare l’ipotesi di Alinei potrebbe “semplicemente” aver fatto un ritratto ideale di una giovane donna morta basandosi sulle sue esperienze di anatomista. . Alinei potrebbe aver visto giusto. Le varie teorie non si escludono a vicenda, che siano state avanzate e validamente sostenute è comunque significativo. […] Cfr. ebook/kindle. Leonardo e Michelangelo: vita e opere.. Grazie.

  5. Boreno Borsari ha detto:

    Sull’identità dalla Gioconda sarebbe opportuno valutare con attenzione quanto scrisse nel 1957 Carlo Pedretti in “Storia della Gioconda”, Geneve, 1957 pp. 132/139. Per quanto riguarda il paessaggio alle spalle, io penso che si tratti di un disegno unitario dove al centro è posto il soggetto. Si tratta della rappresentazione del fiume Arno nel tratto che va dall’antico ponte di Signa (documentato con un rielievo del 1596 e distrutto nel 1944) fino al suo sbocco nel mar Tirreno. Questo percorso a destra guardando il dipinto arriva fino alla curca a sinistra e in lontananza sono i monti pisani e il mare. Sulla sinistra invece il percorso continua con la “esse” rovesciata della stretta della Golfolina (luogo ampiamente studiato e propaggine del Montalbano) e evidenzia nel dipinto a picco sul fiume
    questo monolite per poi entrare nelle gole del pelago. Da lì esce per dilungarsi nella pianura che porta fio a Pisa e al mare.
    Ancora oggi su google earth si può rendersi conto meglio di questo percorso. La Gioconda di conseguenza avrebbe lo sguardo orientato verso la città di Firenze che dista pochi chilometri da Signa. Il suo sorriso enigmatico è probabilmente un messaggio alla città.

  6. Sofia ha detto:

    WOW! L’analisi mi ha entusiasmata molto…ma oltre al sorriso…ci metterei anche lo sguardo che ti insegue…è uno sguardo enigmatico, nasconde mistero…che bello che ci sia qualcuno che ci tiene a tramandare opere via web…grande!

    • Dario Mastromattei ha detto:

      Grazie mille Sofia, sei molto gentile! 🙂 Sono d’accordo a proposito dello sguardo della Gioconda: è un’opera ricca di mistero e che nasconde ancora molte sorprese; speriamo di riuscire a svelare il vero significato di questo capolavoro di Leonardo.

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